La consegna del Premio Nobel per la pace 2007 ad Al Gore e all’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, l’organismo dell’ONU chiamato a monitorare i cambiamenti climatici) se da un lato dà un’ulteriore spinta alla propaganda sulle cause umane del riscaldamento globale, dall’altra ne svela indirettamente l’inganno.Come mai, infatti, a un organismo che si presume scientifico – come l’IPCC – per la sua opera viene assegnato un Nobel di carattere eminentemente politico?
E tanto più se si considera che la materia viene ormai spacciata come decisiva per la sopravvivenza del pianeta?
La risposta è molto semplice per quanto ignorata: l’IPCC, pur se vi collaborano molti scienziati, è un organismo anzitutto politico, controllato dai governi (lo dice anche il nome), e non fa altro che fornire risultati che siano in sintonia con ciò che i governi hanno deciso precedentemente.
Queste sono le righe introduttive di un libro di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari “Che tempo farà: Falsi allarmismi e menzogne sul clima” (edizioni PIEMME). Sul sito dedicato al libro sono riportate alcune recensioni amichevoli. Tra queste riporto quella dell’Avvenire:
Da: Avvenire - 6 aprile 2008
Un sasso nello stagno del dibattito italiano del Global Warming
«Le temperature a livello mondiale diminuiranno quest’anno a causa della corrente della Niña, nell’Oceano Pacifico, il che spinge diversi scienziati a chiedersi se il riscaldamento globale esista veramente». Così scriveva il britannico Daily Mail divenerdì, dando conto per altro del parere del World Meteorological Organization, secondo cui il decennio 1998-2007 sarebbe stato da record per quanto riguarda l’aumento delle temperature e nuovi record sarebbero in arrivo nei prossimi anni.
Cosa che non convince affatto, però, Jennifer Marohasy, biologa australiana e senior fellow dell’Institute of Public Affairs di Melbourne, che in un’intervista su Abc Radio National, lo scorso 22 marzo, ha dichiarato: «C’è stato un raffreddamento, se siprende il 1998 come punto di riferimento. Di fatto il presidente dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate change) lo ha riconosciuto […] Ha ammesso che negli ultimi otto anni, in questo secolo, la temperatura è rimasta piatta, nonostante i livelli di Co2 siano continuamente cresciuti, il che dovrebbe far salire le temperature. È qualcosa di inaspettato, ma di cui non si discute». Sono alcuni scampoli di un dibattito internazionale che verte sulla realtà, ben prima che sull’entità, del global warming, un fenomeno affermatosi mediaticamente con la forza dei luoghi comuni proprio mentre nella comunità scientifica si moltiplicavano dubbi e scetticismi.
E proprio ai mille motivi che inviterebbero a una sana diffidenza per quanto riguarda la vulgata del riscaldamento globale è dedicato “Che tempo farà - Falsi allarmismi e menzogne sul clima” (Piemme, pagine 224, euro 12,50) di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari, appena uscito in libreria. I due giornalisti sono un po’ pionieri in Italia nella controinformazione sui temi legati all’ambientalismo e alla popolazione: Cascioli con il “Complotto demografico” (Piemme 1996), Gaspari con “Da Malthus al razzismo verde” (XXI secolo, 2000). Insieme hanno rincarato la dose negli ultimi anni con due piccoli best seller, “Le bugie degli ambientalisti” (volume 1 e 2, Piemme) oltre che con la creazione di una agenzia on-line sugli stessi argomenti, SVIPOP (Cascioli), e l’associazione Cristiani per l’ambiente (Gaspari).
Il loro ultimo lavoro è una disamina irriverente, dalla spiegazione di come funziona realmente l’Ipcc, il potente organo intergovernativo che “detta” la linea in materia di allarmi ecologici e di cui si tende a dimenticare la natura politica oltre che scientifica, alla vexata quaestio dello scioglimento dei ghiacciai e dell’innalzamento degli oceani, alla ricostruzione della storia del clima, fino alle più smaccate derive ideologiche dei sedicenti difensori del Pianeta: come il proclama di Al Gore, alla conferenza di Bali sui cambiamenti climatici, lo scorso dicembre: «La battaglia per il clima e la salvezza della Terra è il nuovo antifascismo nel mondo». Il tutto inframmezzato da «ecoballe», pagine dedicate a singole mistificazioni: dal falso scoop del New York Times,nel 2000, su un immenso lago artico esito del riscaldamento climatico al Polo Nord (poi smentito dallo stesso giornale: trattavasi di un normale accadimento estivo), all’«invasione» di meduse nelle acque del Tirreno meridionale la scorsa estate, dovuta secondo i media all’aumento di CO2 e alla conseguente «tropicalizzazione del Mediterraneo» (peccato che la medesima invasione si sia verificata sulle coste dell’Irlanda del Nord, in un periodo di abbassamento insolito della temperatura delle già fredde acque).
Insomma, un sasso nello stagno del dibattito italiano sul global warming. La cui refrattarietà ad accogliere voci critiche genera spesso un soffocante effetto serra.
Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari si premurano quindi di metterci sull’avviso che quelle sul global-warming sono tutto eco-balle. In un’intervista al GR1 di questa mattina Antonio Gaspari diceva è che questi allarmismi sono solo strumentali facendo intendere che servono a far abbassare i consumi mondiali deprimendo le economie.
Di fronte a tanta scienza non è che ci siano tante da dire. Loro fanno controinformazione noi siamo dei creduloni. Chiedere che i processi produttivi vadano verso un sistema più bio-sostenibile è per loro chiedere troppo, il PIL deve aumentare gente, il PIL! Sono sicuro che quello che scrivono lo scrivono in onestà. Questo non vuol però dire che abbiano ragione anche e soprattutto in nome dei principi cristiani a cui i due autori si ispirano.
Da un’intervista ad Antonio Gaspari :
E’ vero che la natura inquina più dell’uomo?
Ma certo!. Basta pensare ai vulcani in attività che secondo gli ultimi dai sarebbero 1500 in tutto il pianeta. In una sola eruzione il Monte Merapi in Indonesia ha distrutto una città e emesso una colonna di fumo alta più di tremila metri. In Ecuador il Tungurahua ha lanciato tonnellate di cenere fino a 12.000 metri. Altro che emissioni delle auto o Pm10. Ci si preoccupa delle allergie, dimenticandosi che per più della metà dipendono dai pollini delle piante. Pensiamo ai rifiuti organici. Ogni animale dal più piccolo insetto fino all’elefante ed alla balena. mangia in proporzione al peso molto di più degli uomini e anche in rifiuti non scherza. All’inizio del 900 a New York c’erano 1 milione e 200 mila cavalli, considerando che ogni giorno un cavallo produce almeno nove chili tra escrementi e urina, si capisce bene perché i rifiuti erano maggiori di quelli odierni. Si ha paura delle radiazioni, dimenticandosi che noi viviamo di “radiazioni” grazie ad una piccola stella, il sole, che è una esplosione termonucleare continua. Il suo raggio all’equatore è pari a più di 100 volte quello della Terra e la sua massa è 743 volte quella totale di tutti i pianeti che gli girano attorno. Tutto questo mostra che la concezione di “inquinamento” normalmente utilizzata è inadeguata e ideologicamente finalizzata solo a criminalizzare le attività e il lavoro umano.
Cosa serve per sconfiggere il catastrofismo di certe major ambientaliste?
Smettere di credere alle loro bugie e provare a vedere che esiste un mondo reale fatto di persone che lavorano, ricercano e propongono soluzioni anche per i problemi ambientali.
Dopo tanti anni di ricerche posso assicuravi che la realtà è molto più avvincente e affascinante degli scenari catastrofici disegnati dai profeti di sventura.
Noi tutti aspettiamo queste soluzioni magari prima di affamare il mondo e morire per l’inquinamento dell’uomo non certo per quello della natura. E magari in quel momento sarà giustificato spendere dei soldi per un libro.