La crisi vissuta e raccontata

La crisi ha coinvolto pesantemente l’azienda nella quale lavoro dal 1995. Da oggi cercherò di raccontarla dal punto di vista di una piccola azienda e di un siciliano che un giorno decise di abbandonare la sua isola e sopra un treno cercò fortuna in Emilia Romagna...
Antefatto
Era il dicembre 1995 non avevo mai visto tutta quella neve in vita mia. Ero arrivato una domenica, portavo in dote una laurea , il mercoledì successivo rispondendo ad una inserzione di un giornale di annunci avevo già trovato lavoro come operaio generico. Due anni dopo mi si chiese di entrare come socio di minoranza.
Personaggi ed interpreti
- il Grande Capo,
- il figlio primogenito (da ora in poi “Primogenito”)
- il figlio secondogenito (da ora in poi “Secondogenito”),
- la Moglie del Grande Capo
- il cane del Primogenito
- un operaio Sparacazzate
- un secondo operaio Testimone (di Geova),
- un terzo operaio dell’Est
- un quarto operaio Operoso.
Io, voce narrante. Responsabile dell’Ufficio Tecnico. Nome che definisce una anticamera tra gli uffici e l’officina con due computer antidiluviani su altrettante scrivanie comprate al mercato delle pulci ed un paio di strumenti di misura impolverati.
Primo Capitolo - Piuttosto che niente
Il Grande Capo aveva riposto grandi aspettative per la Fiera di Milano a cui per la prima volta dovevamo partecipare non lesinando sforzi ed energie compreso una forma di Parmigiano Reggiano da offrire ai visitatori. Per l’occasione Primogenito avrebbe sfoggiato un abito firmato tutto nero con camicia bianca e Secondogenito avrebbe cercato di fare meno danno possibile limitandosi a ridacchiare con l’hostess che avevamo “noleggiato” per l’occasione.
Eravamo a inizio Ottobre 2008. I venti impetuosi della crisi finanziaria stavano alzandosi in tutta la loro potenza ma a Milano ancora si sentiva solo una leggera brezza.
- Grande Capo la nostra banca (Unicredit) sembra pesantemente coinvolta in questa crisi, che ne pensi ? - chiesi
- E che ci frega…tanto se fallisce le dobbiamo solo dei soldi…
Il 2008 è stato un buon anno come fatturato ed ordinativi e poi abbiamo avuto due nuove entrate la più importante delle quali è il cane pastore tedesco di Primogenito, l’altra è Secondogenito. Dobbiamo però togliere gli ultimi tre mesi. Dove un importante cliente ha iniziato a non pagare più le ricevute bancarie e gli ordini hanno subito un tracollo: meno 50% Novembre, meno 80% Dicembre. Noi lavoriamo nella subfornitura dell’industria meccanica ed oleodinamica: insomma forniamo coloro che costruiscono parti per automobili, motori, trattori.
A novembre il Grande Capo, negozia la cassa integrazione per due operai su quattro: Sparacazzate e Est. Il primo si spaventa così tanto che ancor prima di iniziare il periodo di cassa integrazione si trova un’altra occupazione e quindi si dimette. In tal modo butto nel pattume cinque anni di formazione, i piani di mia quasi totale occupazione presso l’ufficio tecnico riprendo gli abiti da officina e torno alle macchine non senza far presente al Grande Capo ed al Primogenito che la considero una collocazione momentanea.
Verso i due operai superstiti, senza i quali si chiuderebbe definitivamente, Testimone ed Operoso si cerca (cerco) senza essere convincenti (convincente) di edulcorare la cosa: “Ci si stringe per sopravvivere”. Loro sembrano crederci, io un po’ meno. Piuttosto che niente meglio piuttosto, dicono da queste parti.
A sostituire Sparacazzate viene nominato Secondogenito il più giovane del gruppo e il meno interessato al lavoro (qui si potrebbe mettere un punto) a cui il Grande Fato ed il Grande Capo congiuntamente lo hanno destinato dopo averlo fatto passare dal magazzino, dall’ufficio spedizioni, la marcatrice e la macchinetta del caffé. Lui già si vedeva insieme a Primogenito a viaggiare per il mondo per proporre i nostri prodotti ed incontrare tanta gnocca ed invece si ritrova con le scarpe antinfortunistiche a stare in officina insieme ad Operoso, Testimone e me.
Diciamo che in officina Secondogenito ci dovrebbe stare perché poi viene chiamato dalla Moglie del Grande Capo ad andare in banca, alla posta a portare quel pacchetto a quel cliente…insomma cosa pretendete che faccia? E poi in officina se non c’è lavoro cosa si vuole che impari se le macchine sono ferme?
Io vengo quindi nominato tutore ed insegnate di Secondogenito. Incarico molto semplice perché l’avrò visto un paio di ore in due mesi concentrato a scaccolarsi i naso mentre io cerco di spiegargli come si fa a programmare un utensile.
Il problema vero è che una giornata lavorativa standard è composta da otto ore mentre il lavoro da fare basta giusto per un paio d’ore, e certe volte neanche per quelle.
La Moglie del Grande Capo mi chiede in continuazione se sto bene forse perché vorrebbe che stessi male come loro. In effetti devo dare l’impressione di non preoccuparmi più di tanto. Ma è solo una impressione ve lo assicuro perché dopo tutti questi anni e a 44 anni, quasi 45, mi scoccerebbe non poco dovermi cercare un altro lavoro…e poi quale lavoro?
You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.



Leave a Reply