Barack Obama: una speranza per il futuro

Novembre 5th, 2008 Pietro B. Posted in Citazioni, commentatore No Comments »

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Ecco il discorso con cui Barack Obama ha celebrato la vittoria a Chicago.
 
Obama: Ciao, Chicago.
Se c’è qualcuno lì fuori che ancora dubita che l’America sia un posto dove tutto è possibile; che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori
è vivo ai nostri tempi; che ancora mette il dubbio il potere della nostra democrazia: questa notte è la vostra risposta.
 
E’ la risposta delle code che si allungavano intorno alle scuole e alle chiese in numeri che questa nazione non aveva mai visto, della gente che ha aspettato
tre e quattro ore, molti per la prima volta nella vita, perché credevano che questa volta dovesse essere diverso, che le loro voci potessero fare la differenza.
E’ la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani,
gay, eterosessuali, disabili e no.
Gli americani hanno mandato un messaggio al mondo: non siamo mai stati solo una lista di individui o una lista di stati rossi e stati blu. Siamo, e sempre
saremo, gli Stati Uniti d’America.
 
E’ la risposta che ha guidato quelli che si sono sentiti dire per tanto tempo di essere cinici e spaventati e dubbiosi su quello che possiamo ottenere,
mettendo le loro mani sull’arco della storia e piegandolo una volta di più alla speranza di un giorno migliore. C’è voluto molto a venire, ma stanotte,
per quello che abbiamo fatto in questo giorno in questa elezione in questo momento cruciale, il cambiamento è arrivato in America.
 
Poco fa stasera ho ricevuto una bellissima telefonata dal senatore McCain. Il senatore McCain ha combattuto lungamente e duramente in questa campagna e
ha combattuto anche più lungamente e duramente per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l’America che la maggioranza di noi neanche possono immaginare.
 
Siamo tutti migliori per i servigi resi da questo coraggioso, altruista leader. Mi congratulo con lui e mi congratulo col governatore Palin per quello che
sono riusciti a fare. E aspetto con ansia di lavorare con loro per rinnovare la promessa della nazione nei mesi a venire.
 
Voglio ringraziare il mio compagno in questo viaggio, un uomo che ha fatto campagna dal cuore e ha parlato per gli uomini e le donne con cui è cresciuto
nelle strade di scranton … E con cui è andato in treno verso casa nel delaware, il vicepresidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. E non sarei qui
stasera senza il sostegno incrollabile della mia migliore amica degli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l’amore della mia vita, la prossima
first lady del paese… Michelle Obama.
 
Sasha e Malia… Vi amo più di quanto potete immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa bianca.
 
E anche se non è più con noi, so che mia nonna sta guardando, insieme alla famiglia che mi ha fatto quello che sono. Mi mancano stanotte. So che il mio
debito verso di loro è incommensurabile.
 
A mia sorella Maya, a mia sorella Alma, a tutti gli altri fratelli e sorelle grazie per tutto il sostegno che mi avete dato, vi sono grato. E al manager
della mia campagna, David Plouffe… L’eroe silenzioso di questa campagna, che ha costruito la migliore campagna politica, credo, della storia degli Stati
Uniti d’America. E al mio principale stratega David Axelrod, che mi ha accompagnato in ogni passo della via. Alla migliore squadra di campagna mai messa
insieme nella storia della politica: è merito vostro e vi sono grato per sempre per i sacrifici che avete fatto perché accadesse.
 
Ma soprattutto, non dimenticherò mai a chi appartiene davvero questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi. Non sono mai stato il candidato più probabile
per questo incarico. Non abbiamo cominciato con molti soldi o molti sostegni. La nostra campagna non è nata nei corridoi di Washington. E’ iniziata nei
cortili di Des Moines e nei salotti di Concord e sui portici di Charleston.
 
E’ stata costruita da uomini e donne che lavorano che che hanno tirato fuori i pochi risparmi che avevano per donare 5, 10, 50 dollari alla causa. Ha tratto
forza dai giovani che hanno rifiutato il mito dell’apatia della loro generazione; che hanno lasciato le case e le famiglie per lavori che davano loro pochi
soldi e ancor meno sonno. Ha tratto forza dai non più giovani che hanno affrontato il freddo intenso e il caldo afoso per bussare alle porte di assoluti
sconosciuti, e dai milioni di americani che si sono offerti volontari e hanno organizzato e dimostrato che oltre due secoli dopo, un governo della gente,
dalla gente e per la gente non è scomparso dalla terra.
 
Questa è la vostra vittoria. E so che non l’avete fatto solo per vincere le elezioni. E so che non l’avete fatto per me. L’avete fatto perchè capite l’enormità
del compito di fronte a noi: mentre celebriamo stanotte, sappiamo che le sfide che ci porterà domani sono le più grandi della nostra epoca: due guerre,
un pianeta a rischio, la peggior crisi finanziaria da un secolo.
 
Anche mentre siamo qui stasera sappiamo che ci sono coraggiosi americani che si svegliano nei deserti dell’iraq e fra le montagne dell’Afghanistan per rischiare
le loro vite per noi. Ci sono madri e padri che restano svegli quando i bambini dormono e si chiedono come pagheranno il mutuo o le parcelle del medico
o come risparmieranno abbastanza per mandarli all’università.
 
C’è una nuova energia da sfruttare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, minacce da affrontare, alleanze da riparare.
 
La strada davanti a noi sarà lunga. La salita sarà ripida. Forse non ci arriveremo in un anno o nemmeno in un mandato. Ma, America, non ho mai nutrito tanta
speranza come stanotte che ci arriveremo. Ve lo prometto, noi come popolo ci arriveremo.
 
(Pubblico: ‘Sì possiamo. Sì possiamo’)
 
Ci saranno ricadute e false partenze. Ci sono molti che non saranno d’accordo con tutte le decisioni e le politiche che seguirò da presidente. E sappiamo
che il governo non può risolvere ogni problema. Ma sarò sempre onesto con voi sulle sfide che affrontiamo. Vi ascolterò, soprattutto quando non saremo
d’accordo. E soprattutto vi chiederò di partecipare nell’opera di rifare questo paese, nell’unico modo in cui l’abbiamo fatto in america per 221 anni,
pezzo a pezzo, mattone dopo mattone, mano callosa su mano callosa.
 
Quel che è cominciato 21 mesi fa nel profondo dell’inverno non può finire in questa notte d’autunno. Da sola questa vittoria non è il cambiamento che vogliamo.
E non potrà succedere se torniamo alle cose com’erano. Non può succedere senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio.
 
Quindi richiamiamo un nuovo spirito di patriottismo, di responsabilità, in cui ognuno di noi si decide a partecipare e lavorare più duro e a badare non
solo a noi stessi ma agli altri.
 
Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, è che non è possibile che Wall street prosperi mentre Main street (la gente comune)
soffre. In questo paese, cresciamo o affondiamo come una nazione sola e un popolo solo. Resistiamo alla tentazione di ricadere nelle stesse divisioni e
nelle stesse meschinità e immaturità che hanno avvelenato così a lungo la nostra politica.
 
Ricordiamoci che ci fu un uomo di questo stato che per primo portò la bandiera del partito repubblicano alla casa bianca, un partito fondato sui valori
della fiducia in se stessi e delle libertà individuali e dell’unità nazionale. Sono valori che tutti condividiamo. E se il partito democratico stanotte
ha ottenuto una grande vittoria, lo facciamo con umiltà e determinazione per sanare le spaccature che hanno frenato il nostro progresso.
 
Come Lincoln disse a una nazione ben più spaccata della nostra, non siamo nemici ma amici. Le emozioni possono forzare ma non devono spezzare i legami dell’affetto.
E a quegli americani di cui devo ancora conquistare l’appoggio: non avrò ottenuto il vostro voto stasera ma sento le vostre voci. Mi serve il vostro aiuto.
E sarò anche il vostro presidente.
 
E a tutti coloro che guardano stasera al di là delle nostre spiagge, dai parlamenti e dai palazzi, a quelli che si raccolgono intorno alle radio negli angoli
dimenticati del mondo; le nostre storie sono diverse ma condividiamo lo stesso destino; una nuova alba della leadership americana è a portata di mano.
 
A quelli… A quelli che vorrebbero distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. A quelli che cercano pace e sicurezza: vi sosteniamo. E a tutti coloro che si
sono chiesti se il faro dell’America brilla ancora: stanotte abbiamo dimostrato una volta di più che la vera forza del nostro paese non viene della potenza
delle nostre armi o dalle dimensioni della nostra ricchezza ma dal potere perpetuo dei nostri ideali: democrazia, libertà, possibilità, speranza incrollabile.
 
E’ questa la vera forza dell’America: che l’America sa cambiare.
 
La nostra unione può essere migliorata. Quel che abbiamo già ottenuto ci dà speranza per quel che possiamo e dobbiamo ottenere domani.
 
Questa elezione ha visto molte prime, molte storie che saranno raccontate per generazioni. Ma una che ho in mente stasera riguarda una donna che ha votato
a atlanta. Somiglia molto ai milioni di altri che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in questa elezione, a parte una cosa: Ann Nixon Cooper
ha 106 anni. E’ nata appena una generazione dopo la schiavitù, quando non c’erano automobili in strada né aerei in cielo; quando una come lei non poteva
votare per due ragioni: perché era una donna e per il colore della sua pelle. E stasera penso a tutto quello che ha visto nel suo secolo in America: i
dolori e la speranza, la lotta e il progresso, le volte che ci hanno detto che non potevamo, e la gente che è andata avanti col credo americano: sì che
possiamo.
 
In un momento in cui le voci delle donne venivano fatte tacere e le loro speranze distrutte, lei è vissuta fino a vederle alzarsi in piedi e prendere la
scheda. Sì possiamo. Quando c’era solo disperazione nella polvere e la depressione in tutto il paese, ha visto una nazione che sconfiggeva la paura stessa
con un new deal, nuovi lavori, un nuovo senso di scopo comune. Sì, possiamo.
 
(Pubblico: sì possiamo)
 
Quando le bombe sono cadute sul nostro porto e la tirannia minacciava il mondo, lei era lì a testimoniare una generazione che si elevava all’eroismo e una
democrazia che veniva salvata: sì possiamo.
 
(Pubblico: sì, possiamo)
 
Lei c’era per gli autobus a Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma, e un predicatore di Atlanta che disse a un popolo che ‘we shall overcome’,
‘noi ce la faremo’.
Sì, possiamo.
 
(Pubblico: sì, possiamo)
 
Un uomo ha camminato sulla luna, un muro è caduto a berlino, un mondo è stato messo in rete dalla nostra scienza e dalla nostra fantasia. E quest’anno in
questa elezione, lei ha messo il dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, traverso i tempi migliori e le ore più buie, lei sa
come l’America può cambiare. Sì, possiamo.
 
(Pubblico: sì possiamo)
 
America, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tanto.
 
Ma c’è ancora tanto da fare. Stasera chiediamoci: se i nostri figli dovessero vivere fino a vedere il prossimo secolo, se le mie figlie fossero così fortunate
da vivere tanto quanto Ann Nixon Cooper, che cambiamenti vedranno? Che progressi avremo fatto? Questa è la nostra opportunità di rispondere. Questo è il
nostro momento per ridare alla nostra gente il lavoro e aprire porte dell’opportunità ai nostri bambini, per ridare la prosperità e promuovere la causa
della pace; per reclamare il sogno americano e riaffermare quella volontà fondamentale, che di tanti, siamo uno; che finché abbiamo respiro, abbiamo speranza.
E se troviamo davanti a noi il cinismo e i dubbi e chi ci dice che non possiamo, risponderemo con quel credo senza tempo che riassume l’intero spirito
di un popolo: sì, possiamo. Grazie. Dio vi benedica. E dio benedica gli Stati Uniti d’America.
 
(5 novembre 2008)

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Dear Sindaco

Giugno 8th, 2008 Pietro B. Posted in Citazioni, blogosfera No Comments »

da Mariemarion

Alemanno Sindaco di Roma

Caro Sindaco di Roma
come direbbero dallo Spazio:
we have a problem.
Più d’un problema, per la verità.
Non vorrei essere nei Suoi panni
perché ognuno dei sei milioni di abitanti la capitale
avrà il suo bel problema personale
che sarà sempre più importante di quello altrui.
Perciò scrivo a nome della gente
che non sa neanche cosa sia internet
che non le hanno insegnato la potenza rivoluzionaria
di questo strumento di democrazia reale, a saperlo usare.
Abbiamo un problema di Educazione, Signor Sindaco
anzi, di Rieducazione alla Civiltà, per la precisione.
Si dice in giro che presto faremo la fine della Campania
e allora mi chiedo come mai non sia stato ancora previsto
un piano educativo che ci insegni e ci educhi
alla raccolta differenziata dell’immondizia.
Quella che vidi fare per la prima volta a Milano
con un rigore esagerato per i miei barbari gusti romaneschi :)
Tornata a Roma m’accinsi però di buzzo buono
a fare la mia microscopica parte dividendo le cose
da gettare via per ordine di materiale biodegradabile o meno
ancorché poco o niente ne sappia di biodegradabilità e roba varia.
Ma poi ho visto che di notte i camion della Nettezza Urbana
arraffano i cassonetti sotto casa e tutto mescolano nel gran cassone
cosicché, pigra e financo barbaramente romana mois:)
semplicemente ho ripreso il comodo vecchio trantran
infischiandomene di raccolte più o meno differenziate.
Finché, leggendo per mesi sui telegiornali
le notizie riguardanti Napoli & Dintorni mi sono detta:
ohibò, ma allora quella civile raccolta milanese
davvero serviva a qualcosa!

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Qualcuno inizia a capire

Aprile 24th, 2008 Pietro B. Posted in Citazioni, informativo Comments Off

Time

Adesso anche un numero speciale del TIME. Sembra proprio che qualcuno si stia accorgendo che è tempo di cercare delle soluzioni al disastro che l’uomo ha apportato alla biosfera, anzi che proprio non c’è più tempo. E speriamo che ad accorgersi siano soprattutto le oligarchie economiche di cui parla Hervé Kempf nel suo libro Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta (ed. Garzanti). Hervé è ottimista, ed infatti scrive:

[…] Poi ci sono le forze.
La principale, certo, è la potenza stessa del sistema.
Gli scacchi che l’attendono non basteranno da soli a sconfiggerlo poiché, come abbiamo visto, potrà trovarsi nella situazione di usarli come pretesto per instaurare un autoritarismo liberato dagli orpelli della democrazia. Ciò nonostante, i movimenti sociali si sono risvegliati, e possiamo pensare che continueranno ad accrescere la loro potenza. Ma non potranno portare da soli il peso del montare della repressione: bisognerà che le classi medie e una parte dell’oligarcbia, che non è monolitica, prendano nettamente posizione a favore delle libertà civili e del bene collettivo.
I mass media costituiscono un nodo cruciale. Essi oggi sostengono il capitalismo per via delle loro esigenze economiche: in realtà dipendono, per la: maggior parte, dalla pubblicità. Ciò rende loro difficile spendersi a favore della diminuzione dei consumi. Lo sviluppo della stampa gratuita, che non vive se non di pubblicità, accresce per di più la pressione sui giornali a pagamento a grande diffusione, i quali sono così entrati nel girone delle grandi imprese industriali. Non è certo che le possibilità d’informazione create da Internet, benché immense e fin tanto che resteranno aperte, bastino a controbilanciare il peso dei mass media diventati nel frattempo i portavoce dell’oligarchia. Malgrado ciò, la corporazione dei giornalisti non è ancora totalmente asservita, e potrebbe risvegliarsi al cospetto dell’ideale di libertà.
La terza forza, barcollante, è la sinistra. Da quando la sua componente socialdemocratica è diventata il suo centro di gravità, essa ha abbandonato l’ambizione di trasformare il mondo. Il compromesso con il liberalismo l’ha portata ad adottarne completamente i valori al punto che non osa più, se non con un’estrema prudenza di linguaggio, deplorare le disparità sociali. Oltretutto essa manifesta un rifiuto caricaturale a interessarsi realmente all’ecologia. La sinistra resta confinata nell’idea di progresso così com’era concepita nel XIX secolo, crede ancora che la scienza operi come al tempo di Louis Pasteur, intona il mantra della crescita senza la minima traccia di spirito critico. Piuttosto che parlare di «socialdemocrazia», d’altronde, sarebbe senza dubbio più pertinente parlare di «socialcapitalismo». Ma nonostante tutto, le sfide del XXI secolo possono forse essere affrontate da altri se non dai figli di coloro che misero la disuguaglianza al primo posto tra i motivi della loro rivolta? Questo iato è il nocciolo della vita politica. La sinistra rinascerà unificando le questioni della disuguaglianza e dell’ecologia - o, inetta, sparirà nel disordine generale che la travolgerà alla pari di tutto il resto.

E tuttavia, siamo ottimisti.
Ottimisti perché, sempre più numerosi, comprendiamo, a dispetto di tutti i conservatori, la novità storica della situazione. Noi viviamo una nuova fase, inedita, nella storia della specie umana: il momento in cui avendo conquistato la Terra, e raggiunto i suoi limiti, essa deve pensare altrimenti al suo rapporto con la natura, allo spazio, al suo destino.
Ottimisti nella misura in cui la coscienza dell’importanza storica delle questioni attuali si diffonde, nella misura in cui lo spirito di libertà e di solidarietà si risveglia. Dopo Seattle e la contestazione del WTO del 1999, la bilancia ha ‘ cominciato a pendere dall’altra parte, verso una preoccupazione collettiva nei confronti delle scelte riguardanti il futuro, e la ricerca di una cooperazione anziché di una competizione. La battaglia abbastanza riuscita anche se non ancora vinta contro gli OGM, la firma da parte della comunità internazionale del protocollo di Kyoto nel 2001 malgrado il rifiuto degli Stati Uniti, il rifiuto dei popoli europei di partecipare all’invasione dell’Iraq nel 2003, la bocciatura del progetto capitalista di Costituzione europea nel 2005 sono i segni che il vento dell’avvenire ha ricominciato a soffiare. Nonostante l’enormità delle sfide che ci attendono, emergono nuove soluzioni e, di fronte alle prospettive sinistre promosse dagli oligarchi, rinasce la voglia di rifare il mondo
.

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George Carlin dixit

Settembre 18th, 2007 Pietro B. Posted in Citazioni No Comments »

La religione ha messo i testa alla gente che un uomo invisibile vive in cielo e guarda tutto quello che facciamo minuto per minuto. L’uomo invisibile ha un elenco speciale di dieci cose proibite. Se facciamo una qualsiasi di queste dieci cose, ha un posto speciale tutto fuoco, fiamme, fumo, torture e dolore dove ci manda a vivere, soffrire , bruciare, soffocare urlare e piangere nei secoli dei secoli… Ma lui ci ama!

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Se Dio è un’illusione

Settembre 7th, 2007 Pietro B. Posted in Citazioni, Interviste Comments Off

Intervista di Piergiorgio Odifreddi al biologo Richard Dawkins
da la Repubblica del 6/9/2007

Richard Dawkins è uno dei più noti divulgatori scientifici del mondo, soprattutto grazie a fortunate opere quali Il gene egoista (1976) o L´orologiaio cieco (1986). Nella prima egli difende l´idea, proposta nel 1872 dal vescovo Simon Butler, che i geni sono il mezzo di riproduzione degli organismi, e non viceversa. Nella seconda egli attacca invece l´idea, proposta nel 1802 dal vescovo William Paley, che se uno trova su una spiaggia un orologio biologico, deve per forza dedurre che è stato costruito da un orologiaio.
Come si può intuire fin dal titolo, un corollario di questa seconda opera è che la teoria dell´evoluzione fornisce una spiegazione sufficiente della nascita della vita, e rende superflua la fede: cosa su cui concordano anche i fedeli, che infatti attaccano questa teoria fin dal 1859. Non stupisce dunque che Dawkins sia un ateo professante, né che abbia scritto il potente manifesto ateo L´illusione di Dio, in uscita in questi giorni da Mondadori (pagg.408, euro 19) a proposito del quale l´abbiamo intervistato.
Lei usa la parola «religione» come sinonimo di «teismo». Non crede che dovremmo almeno distinguere le religioni teiste da quelle atee, ad esempio il Cristianesimo dal Buddhismo?
«Se definiamo una religione come un insieme codificato di valori o di regole di vita, allora lei ha certamente ragione: in questo senso, il Buddhismo è una religione che non crede in Dio. Ma io mi concentro su quelle che ci credono.
Forse perché le trova irrazionali? Eppure gli Stoici credevano, pur rimanendo perfettamente razionali.
«Lo loro era una fede di tipo naturalistico, e la stessa cosa si potrebbe dire dei Quaccheri o degli Unitari moderni. Ma, di nuovo, io concentro il mio attacco sulle religioni che hanno credenze soprannaturali».
Perché non si limita a decostruire la nozione di Dio, e vuole addirittura dimostrarne la non esistenza?
«Perché credo che l´ipotesi di un essere soprannaturale che ha creato l´universo, si possa formulare come una proposizione scientifica: in quanto tale, diventa allora passibile non soltanto di verifica, ma anche di refutazione. E la mia tesi è che, parlando da un punto di vista scientifico, questa ipotesi appare molto improbabile».
Non impossibile?
«No. Ma non lo sono nemmeno le fate, o il Mostro di Spaghetti Volante che è recentemente diventato popolare in Internet come parodia di Dio».
Lei usa l´evoluzionismo come arma antireligiosa, ma non crede che esso sia compatibile con la credenza in un Creatore che si limita a intervenire nel primo istante della creazione?
«Certo, ma sarebbe un Creatore ben diverso da quello della Bibbia o del Corano. Nel suo libro La creazione (Zanichelli, 1985), Peter Atkins discute cosa dovrebbe fare un Dio che volesse organizzare le cose in modo che la Natura potesse badare a se stessa e generare autonomamente la vita, e la sua conclusione è che non dovrebbe fare assolutamente nulla!».
Nemmeno «in principio»?.
«Il «principio» è appunto il momento a cui Atkins arriva alla fine, dopo aver eliminato tutto il resto. Ma anch´io, come biologo, le posso dire che l´evoluzione per selezione naturale è un modo parsimonioso ed economico di generare la vita, che non necessita di alcun intervento divino».
Rimane ancora la possibilità di pensare a Dio come giustificazione del perché ci sono leggi della natura, e del perché sono quelle che sono.
«Questo lo trovo molto poco soddisfacente, in quanto lascia aperto l´analogo problema di giustificare allora perché c´è Dio, e perché è quello che è».
Lei usa l´evoluzionismo anche per spiegare l´esistenza delle religioni: non crede che la loro emergenza sia troppo recente, rispetto ai tempi lunghi necessari all´evoluzione?
«Questo è vero se parliamo di evoluzione biologica, e del tempo necessario a produrre un cervello che mostri una propensione per le religioni. Ma l´evoluzione culturale avviene molto più rapidamente, come mostra ad esempio il cambiamento delle lingue, o lo sviluppo della tecnologia: queste cose hanno una scala temporale di qualche secolo, ben compatibile con la millenaria storia delle civiltà che hanno sviluppato religioni».
A proposito di evoluzione culturale, molta gente ritiene che la scienza stessa sia un prodotto del pensiero cristiano.
«La scienza occidentale è sicuramente nata nel Rinascimento cristiano, ma questo non significa che debba qualcosa al Cristianesimo: anzi, si potrebbe argomentare che si sia sviluppata non grazie a, ma nonostante il Cristianesimo. E, comunque, non dobbiamo dimenticare le origini greche del pensiero scientifico. E nemmeno gli sviluppi in paesi non europei, soprattutto la Cina».
Visto che abbiamo cominciato a parlare del Cristianesimo, lei crede alla storicità di Gesù?
«La maggior parte degli storici ritiene che sia esistito, e io mi adeguo. Ma credo che Gesù sia stato soltanto una delle molte figure profetiche del suo tempo, tutte più o meno simili fra loro, e che la sopravvivenza del suo culto sia solo un accidente storico».
Cosa pensa del fatto che, tra gli sparuti scienziati cristiani, ci siano comunque premi Nobel come Werner Arber e Charles Townes, o medaglie Fields come Enrico Bombieri e Laurent Lafforgue?
«In genere gli scienziati «credenti» sono religiosi soltanto nel senso astratto di Einstein, ma qualche eccezione che crede letteralmente a cose come la verginità della Madonna effettivamente c´è. Io lo trovo molto difficile da capire, e immagino che ci riescano solo attraverso una compartimentalizzazione della mente: hanno il cervello diviso, e non permettono a una metà di interferire con l´altra».
Cioè, sono scienziati durante la settimana e credenti la domenica?
«Sì, e comunque sono molto pochi: nel libro cito, ad esempio, un sondaggio effettuato all´Accademia Nazionale delle Scienze statunitense, dal quale risulta che il 93 per cento dei membri sono atei o agnostici. Ci sono dati simili per la Royal Society inglese, e sarei molto curioso di sapere se la stessa cosa è vera anche per altre Accademie delle Scienze: ad esempio, per i vostri Lincei».
Townes, che ho citato prima, ha vinto il premio Templeton per la scienza e la religione. Da come ne parla nel suo libro, si direbbe che lei proprio non sopporti la Fondazione Templeton, vero?
« Non mi piacciono i suoi metodi. A volte trovano gente veramente religiosa da premiare, come Townes appunto. Ma spesso si limitano a scovare grandi scienziati che abbiano scritto qualcosa che suoni vagamente simpatetico verso la religione, come Freeman Dyson, e lo premiano. E´ una specie di corruzione finanziaria, e bisogna essere fatti tutti d´un pezzo per rifiutare un premio di più di un milione di dollari. Io, però, non prenderei troppo seriamente queste cose: quando si viene corrotti con somme cosí elevate, si agisce sotto costrizione».
Un altro vincitore è John Barrow, che ha legato il suo nome al Principio Antropico: un argomento che, stranamente, nel suo libro lei apprezza.
«Il fatto è che l´evoluzione spiega perfettamente lo sviluppo della vita sulla Terra, ma ha problemi con le sue origini: si tratta infatti di un evento molto raro, con una probabilità assolutamente minimale, dell´ordine di uno su qualche miliardo. Ma poiché ci sono così tanti pianeti nell´universo, essendoci un centinaio di miliardi di galassie, ciascuna con un centinaio di miliardi di stelle, allora ci si può attendere che ci siano miliardi di pianeti con la vita. E il Principio Antropico descrive quali condizioni questi pianeti debbano avere, per poter sviluppare una vita come la nostra: a me questa sembra una spiegazione scientifica, e per nulla teista».
Il fatto è che il Principio Antropico viene spesso applicato all´intero universo.
«E´ la stessa cosa. La probabilità che le costanti fondamentali della fisica siano finemente calibrate, in modo da permettere all´universo di essere come lo conosciamo, è assolutamente minimale. Ma si può pensare di vivere in un multiverso con tanti universi, ciascuno con i suoi valori delle costanti fondamentali, e allora ci si può attendere che ci siano universi con questi valori calibrati in maniera tale da produrre creature come noi. E il Principio Antropico spiega di nuovo soltanto quali condizioni questi universi minoritari debbano avere, per poter sviluppare una vita come la nostra».
A me non sembra affatto la stessa cosa: un conto è parlare di un gran numero di pianeti, e un altro di un gran numero di universi!»
«Sono assolutamente d´accordo con lei: è più plausibile fare questi ragionamenti coi pianeti, che con gli universi. Forse dovremmo chiedere ai fisici se ci sono altre ragioni per credere in un multiverso, invece che in un universo: da quanto ne so, ci sono, ma non so quali siano».
Come risponderebbe a un´obiezione alla Berkeley, del tipo: la scienza fa la schizzinosa con Dio, ma poi crede in cose altrettanto metafisiche o implausibili, dalle stringhe ai multiversi?
«Che c´è una differenza. Un Dio in grado di calibrare le costanti fondamentali di un universo o creare le condizioni per la vita su un pianeta, per non parlare di un Dio in grado di ascoltare e soddisfare le preghiere dei fedeli, dev´essere un´entità molto complicata e complessa. Il multiverso, invece, non è più complicato o complesso di un singolo universo: solo più prolifico e ridondante»

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Albert Einstein dixit

Settembre 7th, 2007 Pietro B. Posted in Citazioni No Comments »

La religiosità è sentire che oltre ciò che possiamo sperimentare c’è qualcosa che la nostra mente non può afferrare, la cui bellezza ci appare solo indirettamente e come un debole riflesso. In questo senso, io sono religioso.

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Voltaire dixit

Giugno 9th, 2007 Pietro B. Posted in Citazioni No Comments »

La religione esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille.

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Nanni Moretti da Fazio

Marzo 26th, 2006 Pietro B. Posted in Citazioni, televisionando No Comments »

Ieri sera Nanni Moretti è stato ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fazio su Rai Tre. L’occasione è stata data dall’uscita in tutte le sale d’Italia del suo ultimo film Il Caimano.

E’ stata mezz’ora di sana televisione. Io l’ho registrata ed ho messo il video dell’intervista in rete a disposizione di chi lo vuol vedere e/o scaricare.

Bando alle ciance…il link è questo!

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Vecchi Commenti

Il cormorano?!? o il caimano?

Elis • 26/03/06 08:30pm

Ooops…già corretto! Grazie Elis…riconoscente ;)

Pietro B. • 26/03/06 08:49pm

Inserisco il link del video nel mio blog, se permetti.
Grazie

Fenicotteroblu [fenicotteroblu@xxxxxxx.xx] • 31/03/06 08:35am

scusa forse è meglio togliere la mia email
puoi farlo per favore. non vorrei fosse presa dagli spammer…

Fenicotteroblu • 31/03/06 08:36am

Per il link non c’è problema, per la email camuffata.Ciao Fenicotteroblu!

Pietro B. • 31/03/06 02:07pm

grazie metto il link in aggiunta all’altro…
spero mi si apra prima o poi….

Fenicotteroblu • 31/03/06 05:53pm

nanni moretti é solo una piccola cacca, con la fortuna di vivere in un paese democratico che gli lascia emettere le sue puzze; da qualche altra parte del mondo gli avrebbero somministrato 100 frustate sul culo.

silvio [center@gmx.com] • 06/04/06 03:11am

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Razza Bastarda

Maggio 4th, 2005 Pietro B. Posted in Citazioni No Comments »

Ogni essere umano è un individuo verso il quale va reso l’onore al merito per quel che sa fare e può dare, e non l’hanno scritto né Cristo né Marx che gli intellettuali debbano sentirsi la razza degli Eletti!
Ogni individuo ha diritto a vedersi restituita la più sacra dignità
ogni individuo è legittimato a vedersi rispettato
perché ognuno è figlio di una tragedia antica, ognuno ha visto il proprio cuore spezzarsi e i propri sogni infrangersi contro gli scogli d’una vita maledetta.
Quando un uomo piange senza riscatto
quando un bambino nasce senza speranza
quando un vecchio muore senza dignità
dovrebbe piangere l’intero genere umano
il proprio fallimento
.
Ma a quanto pare
piange solo il buon Dio per la vergogna d’aver creato
questa razza di bastardi.

mariemarion

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Certamente non è accaduto…

Maggio 3rd, 2005 Pietro B. Posted in Citazioni 6 Comments »

Certamente non è accaduto, come alcuni continuano a sostenere, che il religioso o il sacro o il divino siano stati sgretolati, dissolti, vanificati, da un agente esterno, dalla luce dei Lumi.
Ne sarebbe risultato un mondo fatto di funerali laici, nel loro tremendo squallore.
E’ accaduto invece che il religioso o il sacro o il divino, per un oscuro processo di osmosi sono stati assorbiti e occultati in un qualcosa di alieno, che non ha più bisogno di nominarli perché è autosufficiente e si appaga di essere descritto come società. Tutto il resto è, al massimo, un suo oggetto di studio e materiale da laboratorio - anche l’intera natura.

Roberto Calasso - “K.”

Mi sono ricordato di queste parole leggendo un post di Lizaveta, magari sono fuori tema…magari no.

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