Tecnica di un colpo di stato

Febbraio 10th, 2009 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

di Marco Travaglio

A lui (Berlusconi) non frega nulla di Eluana. A lui interessa affermare il principio che una sentenza definitiva può essere ribaltata per decreto, o per legge ordinaria, o per legge costituzionale. A lui non frega nulla della vita e della morte. A lui interessa compiacere il Vaticano con un decreto impopolare ma a costo zero, fatto già sapendo che il Quirinale non lo firmerà, dunque senza pagare alcun prezzo di impopolarità. A lui non frega nulla delle questioni etiche. A lui interessa coprire il colpo di mano contro la giustizia e la civiltà: i medici trasformati in questurini e delatori contro i malati clandestini; le ronde illegali legalizzate; le intercettazioni legali proibite; gli avvocati promossi a padroni del processo, che faranno durare decenni convocando migliaia di testimoni inutili per procacciare ai clienti ricchi l’agognata prescrizione; i pm degradati ad «avvocati dell’accusa», come negli stati di polizia, dove appunto la polizia, braccio armato del governo, fa il bello e il cattivo tempo senza controlli della magistratura indipendente; dulcis in fundo, abolito l’appello del pm contro l’assoluzione o la prescrizione in primo grado, ma non quello del condannato (non hai vinto? Ritenta, sarai più fortunato), sempre all’insegna della «parità fra difesa e accusa». Tutte leggi incostituzionali che, dopo il no del Quirinale al decreto contra Eluanam, hanno molte possibilità in più di passare. Per giunta, inosservati. Parlare di colpo di Stato è puro eufemismo. E poi, che sarà mai un colpo di Stato? Se la Costituzione non lo prevede, si cambia la Costituzione.

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Barack Obama: una speranza per il futuro

Novembre 5th, 2008 Pietro B. Posted in Citazioni, commentatore No Comments »

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Ecco il discorso con cui Barack Obama ha celebrato la vittoria a Chicago.
 
Obama: Ciao, Chicago.
Se c’è qualcuno lì fuori che ancora dubita che l’America sia un posto dove tutto è possibile; che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori
è vivo ai nostri tempi; che ancora mette il dubbio il potere della nostra democrazia: questa notte è la vostra risposta.
 
E’ la risposta delle code che si allungavano intorno alle scuole e alle chiese in numeri che questa nazione non aveva mai visto, della gente che ha aspettato
tre e quattro ore, molti per la prima volta nella vita, perché credevano che questa volta dovesse essere diverso, che le loro voci potessero fare la differenza.
E’ la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani,
gay, eterosessuali, disabili e no.
Gli americani hanno mandato un messaggio al mondo: non siamo mai stati solo una lista di individui o una lista di stati rossi e stati blu. Siamo, e sempre
saremo, gli Stati Uniti d’America.
 
E’ la risposta che ha guidato quelli che si sono sentiti dire per tanto tempo di essere cinici e spaventati e dubbiosi su quello che possiamo ottenere,
mettendo le loro mani sull’arco della storia e piegandolo una volta di più alla speranza di un giorno migliore. C’è voluto molto a venire, ma stanotte,
per quello che abbiamo fatto in questo giorno in questa elezione in questo momento cruciale, il cambiamento è arrivato in America.
 
Poco fa stasera ho ricevuto una bellissima telefonata dal senatore McCain. Il senatore McCain ha combattuto lungamente e duramente in questa campagna e
ha combattuto anche più lungamente e duramente per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l’America che la maggioranza di noi neanche possono immaginare.
 
Siamo tutti migliori per i servigi resi da questo coraggioso, altruista leader. Mi congratulo con lui e mi congratulo col governatore Palin per quello che
sono riusciti a fare. E aspetto con ansia di lavorare con loro per rinnovare la promessa della nazione nei mesi a venire.
 
Voglio ringraziare il mio compagno in questo viaggio, un uomo che ha fatto campagna dal cuore e ha parlato per gli uomini e le donne con cui è cresciuto
nelle strade di scranton … E con cui è andato in treno verso casa nel delaware, il vicepresidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden. E non sarei qui
stasera senza il sostegno incrollabile della mia migliore amica degli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l’amore della mia vita, la prossima
first lady del paese… Michelle Obama.
 
Sasha e Malia… Vi amo più di quanto potete immaginare. E vi siete guadagnate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa bianca.
 
E anche se non è più con noi, so che mia nonna sta guardando, insieme alla famiglia che mi ha fatto quello che sono. Mi mancano stanotte. So che il mio
debito verso di loro è incommensurabile.
 
A mia sorella Maya, a mia sorella Alma, a tutti gli altri fratelli e sorelle grazie per tutto il sostegno che mi avete dato, vi sono grato. E al manager
della mia campagna, David Plouffe… L’eroe silenzioso di questa campagna, che ha costruito la migliore campagna politica, credo, della storia degli Stati
Uniti d’America. E al mio principale stratega David Axelrod, che mi ha accompagnato in ogni passo della via. Alla migliore squadra di campagna mai messa
insieme nella storia della politica: è merito vostro e vi sono grato per sempre per i sacrifici che avete fatto perché accadesse.
 
Ma soprattutto, non dimenticherò mai a chi appartiene davvero questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi. Non sono mai stato il candidato più probabile
per questo incarico. Non abbiamo cominciato con molti soldi o molti sostegni. La nostra campagna non è nata nei corridoi di Washington. E’ iniziata nei
cortili di Des Moines e nei salotti di Concord e sui portici di Charleston.
 
E’ stata costruita da uomini e donne che lavorano che che hanno tirato fuori i pochi risparmi che avevano per donare 5, 10, 50 dollari alla causa. Ha tratto
forza dai giovani che hanno rifiutato il mito dell’apatia della loro generazione; che hanno lasciato le case e le famiglie per lavori che davano loro pochi
soldi e ancor meno sonno. Ha tratto forza dai non più giovani che hanno affrontato il freddo intenso e il caldo afoso per bussare alle porte di assoluti
sconosciuti, e dai milioni di americani che si sono offerti volontari e hanno organizzato e dimostrato che oltre due secoli dopo, un governo della gente,
dalla gente e per la gente non è scomparso dalla terra.
 
Questa è la vostra vittoria. E so che non l’avete fatto solo per vincere le elezioni. E so che non l’avete fatto per me. L’avete fatto perchè capite l’enormità
del compito di fronte a noi: mentre celebriamo stanotte, sappiamo che le sfide che ci porterà domani sono le più grandi della nostra epoca: due guerre,
un pianeta a rischio, la peggior crisi finanziaria da un secolo.
 
Anche mentre siamo qui stasera sappiamo che ci sono coraggiosi americani che si svegliano nei deserti dell’iraq e fra le montagne dell’Afghanistan per rischiare
le loro vite per noi. Ci sono madri e padri che restano svegli quando i bambini dormono e si chiedono come pagheranno il mutuo o le parcelle del medico
o come risparmieranno abbastanza per mandarli all’università.
 
C’è una nuova energia da sfruttare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, minacce da affrontare, alleanze da riparare.
 
La strada davanti a noi sarà lunga. La salita sarà ripida. Forse non ci arriveremo in un anno o nemmeno in un mandato. Ma, America, non ho mai nutrito tanta
speranza come stanotte che ci arriveremo. Ve lo prometto, noi come popolo ci arriveremo.
 
(Pubblico: ‘Sì possiamo. Sì possiamo’)
 
Ci saranno ricadute e false partenze. Ci sono molti che non saranno d’accordo con tutte le decisioni e le politiche che seguirò da presidente. E sappiamo
che il governo non può risolvere ogni problema. Ma sarò sempre onesto con voi sulle sfide che affrontiamo. Vi ascolterò, soprattutto quando non saremo
d’accordo. E soprattutto vi chiederò di partecipare nell’opera di rifare questo paese, nell’unico modo in cui l’abbiamo fatto in america per 221 anni,
pezzo a pezzo, mattone dopo mattone, mano callosa su mano callosa.
 
Quel che è cominciato 21 mesi fa nel profondo dell’inverno non può finire in questa notte d’autunno. Da sola questa vittoria non è il cambiamento che vogliamo.
E non potrà succedere se torniamo alle cose com’erano. Non può succedere senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio.
 
Quindi richiamiamo un nuovo spirito di patriottismo, di responsabilità, in cui ognuno di noi si decide a partecipare e lavorare più duro e a badare non
solo a noi stessi ma agli altri.
 
Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, è che non è possibile che Wall street prosperi mentre Main street (la gente comune)
soffre. In questo paese, cresciamo o affondiamo come una nazione sola e un popolo solo. Resistiamo alla tentazione di ricadere nelle stesse divisioni e
nelle stesse meschinità e immaturità che hanno avvelenato così a lungo la nostra politica.
 
Ricordiamoci che ci fu un uomo di questo stato che per primo portò la bandiera del partito repubblicano alla casa bianca, un partito fondato sui valori
della fiducia in se stessi e delle libertà individuali e dell’unità nazionale. Sono valori che tutti condividiamo. E se il partito democratico stanotte
ha ottenuto una grande vittoria, lo facciamo con umiltà e determinazione per sanare le spaccature che hanno frenato il nostro progresso.
 
Come Lincoln disse a una nazione ben più spaccata della nostra, non siamo nemici ma amici. Le emozioni possono forzare ma non devono spezzare i legami dell’affetto.
E a quegli americani di cui devo ancora conquistare l’appoggio: non avrò ottenuto il vostro voto stasera ma sento le vostre voci. Mi serve il vostro aiuto.
E sarò anche il vostro presidente.
 
E a tutti coloro che guardano stasera al di là delle nostre spiagge, dai parlamenti e dai palazzi, a quelli che si raccolgono intorno alle radio negli angoli
dimenticati del mondo; le nostre storie sono diverse ma condividiamo lo stesso destino; una nuova alba della leadership americana è a portata di mano.
 
A quelli… A quelli che vorrebbero distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. A quelli che cercano pace e sicurezza: vi sosteniamo. E a tutti coloro che si
sono chiesti se il faro dell’America brilla ancora: stanotte abbiamo dimostrato una volta di più che la vera forza del nostro paese non viene della potenza
delle nostre armi o dalle dimensioni della nostra ricchezza ma dal potere perpetuo dei nostri ideali: democrazia, libertà, possibilità, speranza incrollabile.
 
E’ questa la vera forza dell’America: che l’America sa cambiare.
 
La nostra unione può essere migliorata. Quel che abbiamo già ottenuto ci dà speranza per quel che possiamo e dobbiamo ottenere domani.
 
Questa elezione ha visto molte prime, molte storie che saranno raccontate per generazioni. Ma una che ho in mente stasera riguarda una donna che ha votato
a atlanta. Somiglia molto ai milioni di altri che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in questa elezione, a parte una cosa: Ann Nixon Cooper
ha 106 anni. E’ nata appena una generazione dopo la schiavitù, quando non c’erano automobili in strada né aerei in cielo; quando una come lei non poteva
votare per due ragioni: perché era una donna e per il colore della sua pelle. E stasera penso a tutto quello che ha visto nel suo secolo in America: i
dolori e la speranza, la lotta e il progresso, le volte che ci hanno detto che non potevamo, e la gente che è andata avanti col credo americano: sì che
possiamo.
 
In un momento in cui le voci delle donne venivano fatte tacere e le loro speranze distrutte, lei è vissuta fino a vederle alzarsi in piedi e prendere la
scheda. Sì possiamo. Quando c’era solo disperazione nella polvere e la depressione in tutto il paese, ha visto una nazione che sconfiggeva la paura stessa
con un new deal, nuovi lavori, un nuovo senso di scopo comune. Sì, possiamo.
 
(Pubblico: sì possiamo)
 
Quando le bombe sono cadute sul nostro porto e la tirannia minacciava il mondo, lei era lì a testimoniare una generazione che si elevava all’eroismo e una
democrazia che veniva salvata: sì possiamo.
 
(Pubblico: sì, possiamo)
 
Lei c’era per gli autobus a Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma, e un predicatore di Atlanta che disse a un popolo che ‘we shall overcome’,
‘noi ce la faremo’.
Sì, possiamo.
 
(Pubblico: sì, possiamo)
 
Un uomo ha camminato sulla luna, un muro è caduto a berlino, un mondo è stato messo in rete dalla nostra scienza e dalla nostra fantasia. E quest’anno in
questa elezione, lei ha messo il dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, traverso i tempi migliori e le ore più buie, lei sa
come l’America può cambiare. Sì, possiamo.
 
(Pubblico: sì possiamo)
 
America, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tanto.
 
Ma c’è ancora tanto da fare. Stasera chiediamoci: se i nostri figli dovessero vivere fino a vedere il prossimo secolo, se le mie figlie fossero così fortunate
da vivere tanto quanto Ann Nixon Cooper, che cambiamenti vedranno? Che progressi avremo fatto? Questa è la nostra opportunità di rispondere. Questo è il
nostro momento per ridare alla nostra gente il lavoro e aprire porte dell’opportunità ai nostri bambini, per ridare la prosperità e promuovere la causa
della pace; per reclamare il sogno americano e riaffermare quella volontà fondamentale, che di tanti, siamo uno; che finché abbiamo respiro, abbiamo speranza.
E se troviamo davanti a noi il cinismo e i dubbi e chi ci dice che non possiamo, risponderemo con quel credo senza tempo che riassume l’intero spirito
di un popolo: sì, possiamo. Grazie. Dio vi benedica. E dio benedica gli Stati Uniti d’America.
 
(5 novembre 2008)

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Gaetano Pecorella

Ottobre 14th, 2008 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

Gaetano Pecorella

Da Wikipedia:

Laurea in giurisprudenza, avvocato penalista, docente universitario in pensione.

Inizia la carriera politica come militante di Potere Operaio, collaborando col servizio giuridico di Soccorso Rosso Militante, poi entra nel movimento della sinistra radicale di Democrazia Proletaria. Successivamente entra a far parte del Partito Socialista Italiano, ed, infine, in Forza Italia.

Dal 1994 al 1998, per due mandati, è stato presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane.

Accusato di favoreggiamento per la strage di Piazza della Loggia. Iscritto al gruppo parlamentare Forza Italia dal 3 maggio 2006, è deputato. Viene considerato come la mente giuridica di Forza Italia. È stato anche avvocato difensore di Silvio Berlusconi.

Porta il suo nome una legge, varata nel secondo governo Berlusconi, che prevede l’inappellabilità da parte del pubblico ministero delle sentenze di proscioglimento. La Corte Costituzionale ha dichiarato però tale legge incostituzionale. Le parole di risposta di Pecorella furono: «questa sentenza è in grado di riaprire processi che già sono in Cassazione e tornerà ad essere decisivo non il giudizio orale e pubblico di primo grado, ma quello d’appello fatto sulle carte scritte» tratte dal Corriere della Sera: sentenza indegna Non è democrazia

Secondo voi un uomo con questo curriculum merita o no di diventare membro della Corte Costituzionale? Certo è che in questa Italia stupiscono poche cose oramai.

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Travaglio su Schifani

Maggio 11th, 2008 Pietro B. Posted in commentatore, multimediale 2 Comments »

Protestano tutti, sembra che Travaglio parlando da Fazio abbia fatto centro!

Schifani

Il libro di cui si parla Travaglio nel video:

I Complici

Il video con le parole di Travaglio pronunciate a “Che tempo che fa” di Sabato 10 Maggio scorso.

 
icon for podpress  Travaglio accusa Schifani: Play Now | Play in Popup | Download

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Il nuovo governo di destra

Maggio 8th, 2008 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

Sbandamento a destra

Oggi il giuramento del Berlusconi IV°. L’Italia ha svoltato pericolosamente a destra. Ora sono cavoli nostri! Preghiamo…

< Padron nostro
che sei al governo
sia massmedizzato il Tuo nome
Fiat e Mediaset voluntas tua.
Dacci oggi il nostro pane interinale
rimetti a noi i nostri crimini
come noi li rimettiamo ai nostri superiori
e non c’indurre in tentazione di pensare
ma liberaci da ogni legge
e così sia >

(dal blog di Augusto Cavadi)

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Santoro, Travaglio, Grillo: proscrizione!

Maggio 2nd, 2008 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

Michele Santoro

Adesso si che ragioniamo! Il governo di Berlusconi III non si è ancora formato è grazie anche allo show di Sgarbi ad Anno Zero di ieri sera (qui uno spezzone) inesorabilmente sta calando la mannaia su Santoro, Travaglio e Grillo. Proscrizione!!!

Da la Repubblica.it:

Diversi i passaggi del discorso di Torino riportati durante il programma. Certo, non è la prima volta, Santoro spesso riporta spezzoni dei discordi di Grillo. Ma quelli di ieri sera sono tra i più forti: con gli attacchi a Napolitano - peraltro già ampiamente riportati dai media - e quelli su Veronesi, accusato di non dire la verità sulla dannosità per la salute degli inceneritori a causa di suoi interessi in affari. E proprio le parole sull’oncologo più celebre d’Italia scatenano la prima reazione di rabbia di Sgarbi, quando la linea torna in studio.

La Rai non deve informare, non si deve sapere quello che dice Grillo. Non si deve far parlare Santoro né tantomeno Travaglio. E poi prendersela con Veronesi, ecchecavolo, siamo matti?

Ecco la libertà di cui si va cianciando il PARTITO DELLE (loro) LIBERTA’ la libertà di fare i cazzi propri senza che nessuno rompa i coglioni. E nessuno si permetta di dire proprio adesso che gli inceneritori (non chiamiamoli termovalorizzatori del piffero) inquinano altrimenti cosa minchia gli propongono a quelli di Napoli che hanno votato in massa per Berlusconi? E il fatto che lo dica Veronesi non significa che abbia ragione, cos’è infallibile??? O sono pazzi coloro che hanno scoperto che le nanoparticelle sono pericolosissime per l’uomo?

Ho l’impressione che occorra prepararsi ancora una volta a RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!

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Non ci resta che sperare in Fini

Maggio 1st, 2008 Pietro B. Posted in commentatore 1 Comment »

Gianfranco Fini
Gianfranco Fini

Ieri la sua elezione a Presidente della Camera dei Deputati.

Ed ho paura che non ci resta che sperare in lui (!!!) prima che la barbarie politica ci travolga. Oggi è il primo maggio, festa del lavoro, e non va dimenticato che molti lavoratori votano ed hanno votato Lega e Pdl. Una riflessione su questo va pure fatta.

Al Senato due giorni fa è stato eletto Renato Schifani. Lo scrivo solo per completezza perché per il resto mi spiace solo di essere un suo conterraneo.

(Qui sotto si può ascoltare il  discorso di insediamento alla Camera. Un dubbio non è che Gianfranco Fini avrà confuso la festa del 25 Aprile con la festa del Partito delle - loro - Libertà?).

 
icon for podpress  Discorso di Fini alla camera: Play Now | Play in Popup | Download
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Se questo è un uomo, cui prodest?

Aprile 24th, 2008 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

La Salma di Padre Pio

Se questo è un uomo, e sappiamo che lo è stato cosa gli stiamo facendo adesso? E cosa stiamo facendo a coloro che in buona fede credono? E soprattutto a chi giova tutto questo?

Già, cui prodest?

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L’etica del prossimo

Aprile 20th, 2008 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

Etica del prossimo

Non penso che il possesso di un blog faccia diventare automaticamente notisti politico-economici né che un blog come questo debba per forza dire la sua su qualunque cosa passi per la testa al suo curatore. Né tanto meno proporre idee per la salvezza dell’umanità. Quindi se qualcuno pensa che gli Eugenio Scalfari gli Ezio Mauro e i Belpietro (tanto per citare tre contemporanei) possano nascere (per fortuna o per sfortuna a seconda dei casi e dei punti di vista) una sola volta in un secolo possono tranquillamente astenersi dal leggere questo post.

Fatta questa doverosa premessa ed incassati i risultati elettorali, a meno dei ballottaggi in qualche elezione di sindaco, mi permetto di osservare che l’Italia e tutto l’occidente sono interessati da un virus. Questo virus se da un lato ha intaccato e distrutto meritoriamente le ideologie politiche dall’altra ha fatto alzare di molto la febbre del paziente occidente senza che questi fosse in grado di produrre anticorpi specifici o se ne ha prodotti si sono rivelati del tutto inefficaci.

Le ideologie erano delle sovrastrutture che non ci permettevano di essere dei liberi pensatori di confrontarci in modo civile, creavano steccati, recinti e dentro quelli chi era con noi rappresentava il compagno, l’amico il camerata chi era al di fuori era il nemico da abbattere a tutti i costi.

Alcuni partiti si erano rifatti direttamente al supremo (teologico o materiale) e a lui direttamente rispondevano i capi di quei partiti e delle chiese che facevano da tramite tra il supremo ed il terreno.

Oggi dopo il comunismo è in crisi anche il capitalismo come era logico attendersi da un’economia la cui crescita sembrava non conoscere la parola fine nonostante fosse evidente che le risorse energetiche tradizionali dalla rivoluzione industriale ad oggi (carbone, petrolio, nucleare) non fossero infinite.

Il capitalismo ha permesso ad ampi strati della popolazione occidentale di poter accedere ai beni di consumo e di condurre una vita di consumatori mediamente agiata e di farlo per tanto tempo rispetto al passato prolungando la vita media degli individui e facendoli stare meglio in salute. Affamando letteralmente, in questo modo, il resto del mondo. Costruendo in tal modo le sue fondamenta sulla mancanza di un’etica globale.

I paesi in via di sviluppo hanno scoperto negli ultimi decenni che si può vivere meglio, si può mangiar meglio, che consumare è bello e buono e… provate a dargli torto!

Ci sono le evidenze che questo sia l’inizio della fine della nostra civiltà, perché le risorse della biosfera non bastano a trasformare tutti gli abitanti del pianeta Terra (e forse nemmeno tutti quelli della sola Cina) in consumatori all’occidentale.

In Italia, in Europa e in tutto l’Occidente messo in cantina il comunismo (che in verità nella versione italica era solo una comunione nel consumo un cerchiamo di far stare bene anche chi non è ricco) sta entrando in crisi il capitalismo (nella versione moderna di oligarchie economiche bancario-finanziarie).

La crisi politica italiana è un esempio ed una conseguenza della crisi di questo tipo di capitalismo in cui i soldi, gli affari, la crescita del PIL ha la prevalenza su tutto e sull’altare del PIL si è disposti a sacrificare tutto ed a corrompere qualsiasi cosa (giudici, ambiente, coscienze).

Quel virus di cui si parlava prima ha un antidoto da inoculare direttamente nelle nostre coscienze e si chiama etica del prossimo, la cui base è nel messaggio proto-cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso” con tutte le sue implicazioni sociologiche, economiche, politiche ed ecologiche.

Una politica economica mondiale che mettesse l’etica del prossimo al centro del suo programma spogliandola prima da ogni valenza religiosa e teologica (che altrimenti ricadremmo in una teocrazia in cui il messaggio giusto è incapsulato in un involucro velenoso) sarebbe capace di salvare l’umanità da una catastrofe imminente ma non ineluttabile.

[L’argomento di questo post merita alcune precisazioni ed integrazioni che cercherò di fare scrivendo in un nuovo spazio dedicato agli approfondimenti di BlogOltre.it.]

Qui sotto la copertina dell’edizione internazionale di The Economist di questa settimana dedicata alla crisi alimentare mondiale:

La Crisi Alimentare
(da The Economist)

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Carovita

Aprile 1st, 2008 Pietro B. Posted in commentatore No Comments »

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La notizia del giorno (o di questi giorni) è che l’inflazione in Italia ma anche nell’eurozona è ai massimi da quando esiste l’euro. La vignetta è di Mauro Biani.

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