20.12.03
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di Isabella Gilla
[eccezionalmente dai commenti di ItaliaBlogOltre]
Quella che vado a raccontarvi è la storia di come i miracoli a Natale, succedano, esistano, ci sono o almeno provano ad esistere nei nostri sogni!
Mancavano circa 2 settimane a Natale e quel giorno Silvio aveva tanto freddo e tanta fame, ed era triste perché a casa come ogni anno avrebbe lasciato a pancia vuota i suoi 2 bei figlioli (una femminuccia di 15 e un maschietto di 10) e la sua esuberante mogliettina che lo aspettavano.
Anche se la mogliettina esuberante aspettava di solito altri e non a casa, bensì in un posto un pò più arieggiato ovvero il casello dell’autostrada A4 Milano - Venezia. Silvio e l’allegra, ma non troppo famigliola vivono vicino alla stazione di Milano in case occupate, così le chiamano, dice Silvio, perché ci siamo noi dentro che le occupiamo, domani quando il comune se le verrà a riprendere le chiameranno case disoccupate, un po’ come la gente che ci abita.
Un lavoro ce lo aveva pure, era uno dei tremila operai (cioè quelli che operano…si ma non sono dottori) della “Mondadori, Entertainment, Media Video, Rizzoli, Mediaset S.p.a”, ma l’idea di stare li ancora sottopagato fino alla fresca età di 65 anni non lo rendeva certo più felice. Arriva il 24 dicembre ore 20.00 finalmente è finita, Silvio esce da lavoro, se così è giusto chiamarlo, dalle 6.00 alle 20.00 orario flessibile, è la vigilia di Natale.
Silvio, come ogni buon italiano medio che lavora nel nord produttivo che si rispetti, a Natale si è preso all’ultimo momento, per gli ultimi regali e le ultime leccornie da aggiungere alla duecento portate del 25 (che poi, piccola riflessione del narratore, alla fin fine sarebbe la festa per il compleanno di Gesù e non la festa degli obesi). Il problema è che Silvio non ha ancora cominciato con i regali e le leccornie e la sua busta che paga poco parla chiaro (…nel millennio tecnologico le buste parlano!).
Tagli sulle spese del personale, tagli sull’assistenza sanitaria, tagli su….meglio non continuare seno Silvio potrebbe tra le tante cose tagliarsi…le vene. Silvio nella strada verso casa è sempre più triste, Piersilvio dalla televisione collegata al cavo della famiglia che sta a due piani sopra il loro ha visto dei pupazzetti strafighi tecnologici deportati direttamente dagli U.S.A. che vorrebbe a tutti i costi come regalo, la figlia invece vorrebbe tutto il kit completo dei ragazzi di saranno famosi tutina e fascetta con sudore della De Filippi incorporato e la moglie invece…bhe con quella va al risparmio i regali se li fa già da se.
Silvio assorto nei suoi pensieri si scontra niente po po’ di meno che con un tizio extra elegantissimo, super lusso. Questo tale emanava talmente tanto profumo che in contrasto al puzzo di Silvio avrebbero potuto dare vita alla più letale bomba batteriologica mai esistita, da vendere subito agli americani i quali gli avrebbero dato la possibilità di risolvere tutti i suoi problemi finanziari. E’ proprio vero quando si dice…DIO BENEDICA L’AMERICA.
Comunque torniamo a quell’incontro - scontro, Silvio aveva colpito un pezzo grosso perché arrivarono subito sette energumeni dotati di mitra e kalasnikov a soccorrerlo, mettendo Silvio con le spalle al muro. Silvio tremante non capiva più che gli stava succedendo, il tutto era talmente inverosimile che o lui si era calato o aveva bevuto qualcosa di veramente forte, e questo lo riempiva di gioia visto che non aveva speso neanche mezzo euro (l’unico pezzo grosso che gli era rimasto in tasca), o che in Italia la gente non era assolutamente normale.
Si perché prima forse all’inizio della storia c’è sfuggito un piccolo particolare un’inezia, Silvio è albanese lui come tutta la sua famiglia di Tirana sono arrivati a Milano grazie alla moltitudine di traghetti della ormai avviata societa’ Caronte S.p.a.. (Ma a Milano non ce il mare…ok una parte l’avranno fatta a piedi mica gli dobbiamo dare tutto in mano a sti stranieri che poi si abituano male). Ma torniamo a Silvio e il tizio impomatato.
Dopo essere stato palpeggiato malamente dagli energumeni di prima (culattoni raccomandati sadomaso…aleggia nella mente del povero malcapitato), viene portato dritto dritto nel super mega store max trade center dove mai avrebbe creduto di finire la vigilia di Natale: la questura.
Silvio infreddolito impaurito si sentiva quasi l’iceber scontrato dal titanic quanto erano premonitrici di una vera catastrofe le parole di quel tizio ai suoi scagnozzi:…portatelo in questura lo rimanderanno a casa giusto giusto per mangiare il pandoro Bauli al pranzo delle 13.00 dopo la Messa disse. Silvio chiede di scambiare due parole in privato con il signorotto prima di essere spedito davanti al giudizio universale e l’alto potere glielo concede.
Tremante e con il cuore rivolto sempre alla famigliola allegra, adesso proprio per niente, che lo aspettava a casa, si avvicina al signorotto che per comodità e per la legge sulla privacy chiameremo, d’ora in poi, imbecille. Dicevamo i due si siedono sulla fredda panchina posta proprio dietro l’angolo di via Monte Napoleone, posto sciccosissimo, Silvio prende coraggio e guardando l’imbecille dentro le palle degli occhi (visto che erano le uniche palle che aveva) gli disse: sa, negli occhi della gente c’e scritta la loro vita, le gioie i dolori, le paure, le sicurezze, ovvero la verità.
Io non so chi è lei e nemmeno m’interesse se devo essere sincero, uno importante, penso anche più di nostro signore Gesù Cristo se è in potere di decidere del destino mio e di tutta la famiglia. Anche se, continua, guardandola negli occhi vedo in lei tanta tristezza, tanta amarezza, tanto bisogno di una pacca sulla spalla, di un abbraccio dei suoi cari…l’imbecille tutto ad un tratto lo blocca, si alza e con un battito di mani tipo mago pancione fa comparire i suoi scagnozzi che lo afferrano per le braccia.
Silvio resiste ancora un attimo davanti all’imbecille pregandolo di guardarlo dritto negli occhi e dirgli invece lui che cosa leggeva che cosa vedeva. L’imbecille alzo gli occhi per un attimo ma quasi colto dall’angina pectoris, abbasso subito lo sguardo e si lascio quasi cadere. Silvio portato via come un ladro non si senti in grado di serbare odio per quel triste e vile uomo al quale ormai era rimasta l’ombra di se stesso come unico fedele amico e servitore. Era strano e quasi comico come le parti dell’inquisitore e l’inquisito in quell’attimo si fossero capovolte, erano gli occhi dell’imbecille che chiedevano aiuto a Silvio e non viceversa.
Nella strada che portava alla questura Silvio vedeva riflesso dal finestrino dell’auto, persone dalle più strane alle cose più variopinte….forse l’effetto dell’alcool mai bevuto…una grande festa…i cui ospiti d’onore nella lista erano lui, la sua allegra famigliola, Mohamed e famiglia, Ibrahim del terzo piano, la signora Jasmine del primo e tanti altri…ma non era un sogno, era arrivato alla questura.
Porca miseria zozza…erano tutti fuori ad aspettare e ad aspettarlo per il grande veglione Natalizio, in fila come se dovessero ritirare la calza della befana. “Ma che calza e calza”, esprime in maniera un po’ più colorita, uno degli invitati alla pseudo festa, “…ci sono venuti a prendere alle 20 ci hanno fatto un’imboscata sti bastardi e adesso stanno dividendo i buoni dai cattivi, regalino o carboncino”. Tutti cattivi, tutti carboncini evviva!!!.
Erano le 23.59 e tra un minuto la mezza notte: Natale!!! Nelle piu’ belle favole di Natale che si rispettino, alla mezzanotte succede sempre qualcosa di meraviglioso: un fiocco di neve accarezza il volto di un bambino o una famigliola davanti alla tavola imbandita si abbraccia e si bacia o succede che un gruppo di emigrati (Silvio e compagnia) vengano lasciati liberi di vivere una vita da persone libere, liberi di mangiare, di lavorare, di dormire…naaa cosa troppo fantascientifica; tecnologia e scienza hanno ancora da lavorare per arrivare a cotanta scoperta! Abbiamo il cellulare con la tv, il dvd, la playstation e il microonde incorporato ma questo, la libertà no!
Questo finale come dicevamo è tipico delle favole o dei fantastici film di Natale targati U.S.A. non Italy quelli sono troppo dementi non arrivano a cotanto scontato bel finale. Silvio e combriccola avrebbero desiderato tanto di far parte almeno per questa volta queste favole o di queste fantastiche Movies Usa.
Silvio decide quindi chiamando a se tutti gli amici di prendersi per mano in cerchio e di chiudere gli occhi sotto la neve fioccante e il vento pungente (non quello delle favole, ma quello infame dell’interland). Per loro non era così il marciapiede fuori la questura era come in una favola, i bambini che si prendevano a palle di neve e ridevano sotto un grande Albero pieno di doni e un banchetto pieno di cibo.
Tutto ad un tratto la sveglia suona 25 dicembre 2003 ore 9.00 Silvio…Berlusconi Cavaliere, Presidente, Arci Direttore Mega Magnifico si sveglia, anzi no, temporeggia stranito, si guarda attorno, fa un sospiro di sollievo. “Era solo un sogno (dice tra se e se)”, un brutto sogno (commento del narratore bel sogno). Lui povero come un cane, alla pari di quei bifolchi al freddo al gelo, e si fa due risate. Scende dal letto indossa la vestaglia e fa per andare in sala da pranzo passando dal corridoio per la prima colazione.
Si scontra con lo specchio, si guarda…negli occhi, farfuglia istintivamente delle parole: “…negli occhi di una persona c’e scritta la loro vita, le gioie, i dolori, la felicità e la solitudine…” E stranito nuovamente ripensa a quel Silvio del sogno, all’imbecille e si dirige verso la sala per la colazione.
Cerca di raccontare i suoi turbamenti al maggiordomo, che come da ordine costituito, s’inchina senza guardarlo in viso e gli lascia come di consueto i suoi vari quotidiani per la lettura mattutina (suoi visto che è lui il padrone di questi testate). Silvio mentre sorseggia del caffè caldo comincia a sfogliare il primo dei giornali, legge velocemente le prime pagine fino ad arrivare quasi guidato da una foga strana, all’ultima pagina dove in fondo a destra (destra per ovvi motivi) in piccolo legge,: “Gruppo di Extracomunitari muore la notte di Natale. In 35 sfrattati dalle case occupate vicino alla stazione di Milano centrale.
Perdono la vita per aver aspettato 5 ore fuori dalla questura per il rinnovo del permesso di soggiorno previa espulsione da Milano”.
Silvio alla notizia rimane impietrito, rovescia la tazza con il caffè rimasto, non parla e una lacrima riga il suo bel faccione. Colpo di scena…
E si amici miei cari voi non ci crederete ma alla fin fine un piccolo miracolo il giorno di Natale è successo davvero. Silvio il Berlusca è sceso dal suo solitario trono dorato, é venuto tra noi mortali per 24 ore almeno, per 24 ore nostro signore Berlusconi ha smesso di rompere i coglioni!
Buon Natale
Gilla