Economia della felicità

Aprile 2nd, 2008 Pietro B. Posted in divulgativo, multimediale No Comments »

Luca De Biase

Luca De Biase discute con Serena Dandini nella trasmissione “Parla con me” del suo ultimo libro “Economia della felicità“.

Qui il video della trasmissione del 30/3/2008.

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892 892

Settembre 5th, 2005 Pietro B. Posted in divulgativo No Comments »

In questo post non si vuole parlare negativamente di un servizio. Si vuole solo fare un servizio a chi magari distratto non si rende conto delle REALI tariffe che viene a pagare chi compone da casa o dal cellulare l’892892.

Badate bene 1.8 euro al minuto! 18 euro ogni 10 minuti! 54 euro per 30 minuti!!! (chiamando da rete fissa…)

Lo spot televisivo è carino con quei due improbabili ballerini MA APRITE GLI OCCHI!!! Non vi fate ingannare e non dite poi che non ve lo avevano detto.

[Grazie a Lizaveta per la segnalazione]

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My Architect

Giugno 12th, 2005 Pietro B. Posted in blogosfera, divulgativo, multimediale No Comments »

My Architect è un film-documentario di Nathaniel Kahn unico figlio maschio di Louis Kahn, scomparso nel 1974, considerato da molti
studiosi come l’architetto più importante della seconda metà del XX° Secolo. E’ un film curioso che non annoia è che anzi coinvolge nell’immedesimazione che ognuno di noi ha con un figlio alla ricerca di un padre scomparso quando lui aveva undici anni è che ai funerali scopre dell’esitenza di altre due famiglie “parallele” alla sua.Nathaniel Kahn in My Architect
Ma è anche un viaggio nell’architettura geniale di Louis Kahn:

L’affascinante narrazione ci conduce dai corridoi sotterranei della Penn Station alle strade
brulicanti del Bangladesh (dove Kahn realizzò il sorprendente Campidoglio), e dalle coste New England ai circoli più ristretti del mondo politico di Gerusalemme.
Lungo il cammino incontriamo una serie di figure affascinanti e divertenti, che venerano e criticano Louis Kahn: dai tassisti
che lo trasportavano nella natia Philadelphia, alle ex amanti, ai clienti, fino ai più celebri architetti contemporanei – fra cui Frank Gehry, I.M. Pei e Philip Johnson.
In MY ARCHITECT, il regista rivela la seducente bellezza delle monumentali creazioni del padre e ci introduce all’interno delle sue molte famiglie, facendo emergere un mondo di pregiudizi e intrighi. In un documentario che ha l’impatto emotivo di un film drammatico (con una colonna sonora scritta appositamente), il viaggio personale di Nathaniel si trasforma in una inchiesta universale nei meandri dell’identità di un uomo, nella celebrazioni dell’arte e della vita stessa. (da Casa dell’architettura)

Clicca e guarda!Un brano dal DVD “My Architect”

Per acquistare il DVD+libro: My Architect - Alla ricerca di Louis Kahn - Mikado / Feltrinelli Real Cinema (euro 18,00)

Fonti:
- Louis Kahn, un genio dall’esistenza d’argilla
- My Architect

Assemblea Nazionale, Dacca, 1962-1975

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La Taxa Camarae

Giugno 4th, 2005 Pietro B. Posted in divulgativo Comments Off

La Taxa Camarae è un elenco tariffario divulgato nel 1517 da papa Leone X (1513-1521) allo scopo di vendere indulgenze, cioè perdonare le colpe a tutti coloro in grado di pagare le alte somme richieste dal Pontefice.
Come si vedrà nella trascrizione che segue, non ci sarà alcun delitto, nemmeno il più orrendo, che non possa ricevere perdono in cambio di denaro.
Leone X dichiarò aperto il cielo a clerici o laici, non importa se avessero violentato bambini adulti, assassinato uno o più, truffato creditori, abortito… se avevano l’accortezza di essere generosi con l’arca papale

Analizziamo i suoi trentacinque articoli.

da : “I papi da Pietro a Giovanni XXIII” di J. Dacio , p. 155.
N.B. : Il libro ha l’imprimatur della Chiesa cattolica
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Il Teorema di Crichton e l’agonia della Terra

Maggio 17th, 2005 Pietro B. Posted in divulgativo No Comments »

Michael Crichton presentando giorni fa al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano il suo nuovo romanzo “Stato di Paura” (Gazanti, pagg. 687, euro 18,60). Nel suo intervento (publicato su la Repubblica del 10 Maggio) arricchito da molti grafici ha sostenuto (detto in estrema sintesi) che l’aumento della temperatura registrato nel secolo scorso è stato solo di sei decimi di grado contestando il fatto che la causa possa ricondursi all’azione umana per cui:

Se il sistema climatico è non lineare e caotico allora la sua evoluzione non può essere prevista, noi qui che ci stiamo a fare? Perché ci preoccupiamo cosa sarà di noi nel 2100?
Non possimao prevedere il futuro, ma possiamo conoscere il presente. Ogni ora, nel Terzo Mondo muoiono 200 persone. Un bambino rimane orfano a causa dell’AIDS ogni sette secondi. Ogni minuto muoiono cinquanta persone per malattie dovute alla mancanza di acqua potabile. Tutto questo non deve succedere per forza siamo noi a permetterlo.
Perché mai ignoriamo queste disgrazie dell’umanità e ci concentriamo su ciò che potrebbe accadere tra un secolo?

Pascal Acot storico della scienza e autore di “Storia del clima” (Donizelli) replica (su la Repubblica di oggi 17 maggio) all’intervento di Michael Crichton:

In verità, la sola questione davvero importante che oggi ci viene posta è quella delle vere cause del riscaldamento: sono “naturali” o “antropiche”? Ancora adesso gli esperti della Commissione intergovernativa sull’evoluzione del clina (Ipcc) non considerano dimostrata in modo inconfutabile l’origine umana del riscaldamento. Da questo punto di vista i rapporti che l’Ipcc ha inviato “all’attenzione di chi decide” sono riepiloghi spesso avventati e allarmistici che di strettamente scientifico hanno poco. […] Tuttava, i climatologi sono concordi: conviene agire, senza attendere che gli esperti parlino in via ufficiale, e raccomandando l’applcazione del “principio di precauzione”

E’ un bel dibattito, di cui qui ho dato solo alcuni spunti, che spero non serva solo a far vendere più copie dei libri dei rispettivi autori ma induca ad una riflessione seria sulle reali conseguenze delle attività antropiche nell’ecosistema. E poi lo dice anche il Pentagono, almeno secondo Jacopo Fo (da Olio di Colza, lUnità):

Se entro i prossimi dieci anni non impariamo a rispettare l’ambiente ci troverermo a un punto di non ritorno ed entro il 2050 il mondo sarà un posto invivibile.
Nel rapporto riservato del Pentagono, tenuto nascosto per quattro mesi e infine pubblicato dal settimanale britannico The Observer, si spiega che i cambiamenti climatici dei prossimi 20 anni potrebbero portare a una catastrofe planetaria con milioni di morti causati da guerre e disastri naturali.

Speriamo che il Pentagono si sbagli è indubbio però che va drasticamente diminuito l’uso dei combustibili fossili fosse solo perché ammorbano l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo, magari senza ricorrere al nucleare e riportando l’economia verso una necessaria sostenibilità ambientale.

E tutto questo in fretta

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Un carburante pulito, economico…ed illegale!

Aprile 22nd, 2005 Pietro B. Posted in divulgativo Comments Off

di Beppe Grillo

Prima di fare questo discorso occorre una piccola premessa. Quanto sto per dire danneggia gravemente il ministero delle finanze, inoltre e’considerato “truffa” dallo stato. Se deciderete di mettere in atto quanto NON vi consiglio affatto di fare, quindi, sarete perseguibili e io ovviamente NON vi consiglio di farlo. VI spiego semplicemente e nel dettaglio cosa NON fare.

La premessa criminosa e’ la seguente: quando i motori diesel vennero ideati, non esisteva ancora il carburante che oggi noi definiamo “diesel”. Non esisteva perche’ non esistendo i motori diesel, nessuno (escluso il buon Diesel) si era mai chiesto con cosa farli camminare.

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L’era dell’idrogeno

Febbraio 28th, 2005 Pietro B. Posted in divulgativo Comments Off

L’entrata in vigore del protocollo di Kyoto è una pietra miliare nella storia dell’umanità. Per la prima volta in assoluto la grande maggioranza degli uomini si sono riuniti con l’impegno di proteggere il delicato equilibrio della Terra e far fronte alla più grave crisi che sia mai intervenuta in oltre duecentomila anni dacché l’Homo Sapiens è sulla Terra: il riscaldamento globale.
Ma questo è solo un piccolo passo: ora noi dovremo mobilitare le risorse e i talenti per affrontare il problema del riscaldamento globale, con l’obiettivo di garantire la transizione dall’era del petrolio a quello di un’economia verde, non inquinante, basata sull’idrogeno.

Jeremy Rifkin

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Giornalisti, bersagli primari

Febbraio 21st, 2005 Pietro B. Posted in divulgativo Comments Off

di LUCIO E JOHN MANISCO
[da il Manifesto del 21 Febbraio 2005]

Nel nuovo ordine mediatico i reporter hanno imparato a pensarsi come «bersagli» dall’epoca della guerra del Vietnam, quando l’informazione venne irregimentata perché il Pentagono scoprì che la perdeva nelle «redazioni americane», e dagli anni Ottanta in CentramericaI giornalisti occidentali hanno avuto la netta sensazione di essere diventati per le parti in conflitto «primary targets» bersagli primari, e non più «targets of opportunity», bersagli occasionali o accidentali, negli anni Ottanta quando nella guerra civile del Centroamerica, cinque dei loro colleghi vennero uccisi nel Nicaragua e quattro altri nel Salvador. «El Choco», il guerrigliero che aveva attaccato e presidiato per giorni l’ambasciata degli Stati uniti di San Salvador, pur disapprovando l’ostilità generalizzata contro i mass media dei suoi compagni nel «Frente Farabundo Martì», ne fornì la seguente spiegazione: «Ormai guardiamo ad una telecamera della Nbc o della Bbc come ad un Howitzer da 105 puntato contro di noi; con le immagini che presentano e ed i commenti che le accompagnano sono forse più devastanti per la nostra causa dei pezzi di artiglieria impiegati dal signor Duarte su gentile concessione del signor Negroponte. La vostra televisione può essere anche amica, ma in combattimento non c’è tempo per i distinguo, anche se ne valesse la pena».

La posizione dei telegiornali

La stessa spiegazione ci era stata data dal comandante sandinista dell’insurrezione di Estelì in Nicaragua, quando, superato un posto di blocco della guardia somozista per raggiungere la città assediata il telaio della nostra Chevrolet venne perforato da qualche proiettile «rebelde». (Se ricordiamo bene, era presente con noi Catucci del Tg1).

Diversa la situazione ma più aspre le accuse rivolteci dai giovani contestatori greci durante le violente dimostrazioni del 1990 contro la visita di Bush senior ad Atene: l’operatore del Tg3 Michele Capasso, uno dei migliori e più coraggiosi della Rai, era stato fatto bersaglio di fitte sassaiole e di qualche colpo di pistola e noi avevamo cercato di spiegare ai dimostranti la posizione del nostro telegiornale. «Obbiettivi o meno - fu la risposta - fate sempre parte di un sistema repressivo e gli fornite un’alibi».

Un minimo di memoria storica

Chi ha un minimo di memoria storica non può non far risalire origini, cause e concause di questa ostilità ideologica ed operativa contro i mass media occidentali all’irregimentazione degli operatori dell’informazione avvenuta negli Stati uniti dopo la guerra nel Vietnam, perduta, secondo l’indimenticabile battuta attribuita a Newt Gingrich «non sul Delta del Mekong ma nelle redazioni della 43ma strada e della Sesta avenue» (vale a dire, rispettivamente, le sedi del New York Times e della Cbs).

La crisi delle grandi reti di informazione provocata dalla drastica e ben pilotata riduzione della pubblicità delle corporazioni industriali, i «mergers» e i passaggi di proprietà in mani più sicure, sempre filogovernative, l’avvento dello «infotainment», prima ancora dello «militainment», hanno presto ragione dei conati di resistenza dei giornalisti cosiddetti indipendenti, pochi, aimé, troppo pochi.

Dopo il Vietnam e il Watergate il controllo mediatico diventa così un essenziale strumento di potere per tutte le amministrazioni repubblicane e democratiche. La controriforma trova zelanti seguaci in paesi alleati ed amici (l’americanismo recluta personalità illustri) ed investe organizzazioni internazionali come l’Unesco, rea di aver progettato un’agenzia di notizie indipendente per il terzo mondo. Le prove generali del nuovo ordine mondiale dell’informazionee vengono indette in occasione di Desert Storm, la prima guerra del Golfo.con una sceneggiatura da kolossal hollywoodiano: gli «inviati di guerra» non hanno più accesso al fronte, il loro ruolo è quello di recipienti dei video giochi del Pentagono e delle comiche finali del generale Schwarzkopf.

Proibito parlare di napalm

Proibito parlare di napalm , di cluster bombs, di uranio impoverito, di massacri di civili,militari e prigionieri irakeni. Lo fa, con pochi altri, Pete Arnett da Baghdad che dopo essere stato radiato dai ranghi della Cnn scrive di due o tre Cruise diretti contro la sua postazione. Unica eccezione nella grande provincia italiana il Tg3 di Sandro Curzi, bersagliato da molteplici dossier - denunzie dell’ambasciata degli Stati uniti e dalle invettive di parlamentari italiani come l’Onorevole Giorgio La Malfa.

Dieci anni dopo i metodi adottati sono più energici, più diretti e certo non limitati allo «embedding» di giornalisti, redazioni e direzioni di quasi tutti i mass media. Eason Jordan, redattore capo della Cnn, viene costretto alle dimissioni per aver dichiarato il 28 gennaio a Davos che 12 reporter sono stati trucidati dai militari statunitensi in Iraq. Più modesto il bilancio di Ann Cooper, direttrice del «Comitato per la protezione dei giornalisti»: dei 53 giornalisti ed interpreti uccisi in questo conflitto solo 9 sarebbero quelli ammazzati deliberatamente dai marines (apparentemente non vengono calcolate le vittime nell’hotel Palestine e nelle sedi di Al Jazeera a Baghdad e a Kabul).

Morire dalla voglia di raccontare

Nel saggio «Morire dalla voglia di raccontare la storia» Nick Gowing della Nbc scrive: «Esistono ormai le prove che l’attività dei media nel conflitto viene considerata dai nostri militari sul campo di significato militare, tale cioè da giustificare azioni mirate a rimuoverla o almeno a neutralizzarla». La cortina di silenzio e di ferro calata sul genocidio di Fallujah, paragonabile solo a quelli di Coventry, Dresda e Nagasaki, sembra conferire validità assoluta alla tesi dell’esponente della tv Nbc.

Non ci rimane altro che parafrasare quanto ci disse due anni fa Edward Bond: «L’informazione può liberare o portare morte. Come le bombe o il cibo va al cuore della nostra esistenza e le sue conseguenze vanno molto al di là delle une e dell’altro: il cattivo cibo avvelena chi lo consuma, la cattiva informazione è una pestilenza passata a chi deve ancora nascere. Le bombe distruggono le città la cattiva informazione da vita alla cultura dei produttori di bombe perché li convince di avere un diritto politico e morale di produrle e impiegarle».

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Corpo sensibile in ambiente troppo chimico

Aprile 29th, 2004 Pietro B. Posted in divulgativo Comments Off

di GABRIELLA ZIPOLI
[da il manifesto di oggi]

Dilagano negli Usa ma crescono anche in Italia (sono già 150, anche se ufficialmente non riconosciuti) i casi di sindrome da «Sensibilità chimica multipla»: in pratica, una grave allergia a un’infinità di sostanze chimiche presenti nell’ambiente «moderno». E le mutue non pagano le cure

Ha 46 anni, si chiama Donatella, è terapista della riabilitazione. Fino a poco tempo fa aveva una vita normale, in una città dove la qualità della vita è piuttosto alta nonostante l’inquinamento prodotto dal polo petrolchimico. Eppure da qualche anno tutto è drasticamente cambiato: Donatella non può aprire le finestre, non può sopportare il contatto con l’acqua dell’acquedotto (per via del cloro), né toccare la carta; alla sua tavola solo poca pasta biologica scondita e carne di coniglio, tacchino e pollo. Non può usare i dentifrici in commercio, né creme per la pelle, anche se la secchezza della cute in inverno le provoca dolorose lacerazioni; i mobili nuovi devono essere fatti solo di vetro e di metallo e può utilizzare solo materassi in cotone naturale; un vero problema trovare indumenti «sopportabili», ed anche detersivi per la casa e per la biancheria.

La sua esistenza è la negazione quotidiana di tutto quello che ognuno di noi può normalmente toccare, mangiare, bere, annusare, sfiorare, respirare: a pensarci anche per pochi istanti, un vero inferno. Che per Donatella dura dal marzo del 1992, quando si è risvegliata dall’anestesia per un intervento chirurgico.

Impossibile lavorare

«A poco a poco mi è diventato impossibile lavorare perché la percezione terribilmente intensa di qualsiasi odore mi impediva di stare a contatto con persone profumate, o che solo facevano uso di lacche per capelli. Ogni sostanza chimica inalata mi procurava orticaria, ogni contatto con fibre non naturali mi scatenava una reazione allergica, ogni cosa che mangiavo mi procurava vomito e diarrea», dice Donatella, che per anni non ha trovato uno specialista in grado di riconoscere la patologia.

Da poco tempo è arrivata la diagnosi: si tratta della «Sensibilità chimica multipla», una malattia invalidante e progressiva, e solo nel 2002 a Donatella è stata finalmente riconosciuta l’invalidità civile al 75%. «Sono già fortunata a non soffrire di sensibilità elettromagnetica, così almeno posso lavorare al computer, telefonare e guardare la televisione».

E col computer ha rintracciato altre persone nelle stesse condizioni: 5 nella sua città (Ferrara), 150 in Italia, molte di più in Canada e Stati uniti; attraverso il web e l’Associazione «Amica», di cui è vicepresidente nazionale, l’instancabile Donatella ricerca le novità in campo diagnostico e terapeutico, tiene in contatto i pazienti e si attiva per ottenere il riconoscimento medico-legale di questa malattia che, va detto, è stata scoperta negli Usa negli anni ‘50 ma è stata sempre discreditata dall’industria chimica che la vede come una minaccia per i propri ingenti profitti economici.

Che cosa c’entra l’industria chimica? La produzione globale delle sostanze chimiche è passata da 1 milione di tonnellate all’anno del 1930 ai 400 milioni di tonnellate attuali. Non basta: nell’Unione europea sono state registrate circa 100 mila sostanze sintetiche diverse, di cui solo 10 mila sono commercializzate in volumi maggiori di 10 tonnellate, ed altre 20 mila sono immesse sul mercato in quantità comprese tra 1 e 10 tonnellate. Questo significa che la maggior parte dei prodotti chimici di sintesi viene impiegata in piccole quantità, ma a quanto pare diventa un cocktail micidiale per un numero sempre crescente di persone, che manifestano irritazioni cutanee, congestioni, lacrimazione degli occhi, vertigini, dolori articolari e problemi respiratori.

In breve, le sostanze chimiche danneggiano il fegato e il sistema immunitario e sopprimono la mediazione cellulare che controlla il modo in cui il corpo si protegge dagli agenti estranei; i sintomi si verificano in risposta all’esposizione a molti composti chimicamente indipendenti e presenti nell’ambiente in dosi anche di molto inferiori a quelle riconosciute responsabili di effetti nocivi nella popolazione generale.

Un male occulto e mutevole

La sensibilità chimica multipla è quindi un male occulto e mutevole, che spesso si scopre solo dopo anni di sofferenze; è una sorta di intossicazione progressiva del corpo ai componenti chimici di sintesi: una contemporaneità di più allergie, che si intensificano con l’andar del tempo e con la conseguente maggiore esposizione dell’organismo ai fattori inquinanti.

Secondo l’americana Accademia nazionale delle scienze, 37 milioni di cittadini statunitensi sono affetti da sensibilità chimica multipla (Multiple Chemical Sensibility), e il meeting strategico dell’Organizzazione mondiale della sanità (che si è svolto a Ginevra nel settembre 2000) sul rapporto tra qualità dell’aria e salute ha stabilito che «fino a un miliardo di persone, prevalentemente donne e bambini, sono esposte regolarmente a livelli d’inquinamento dell’aria al chiuso che sono superiori anche di 100 volte ai valori indicati nelle direttive dell’Oms».

E l’allarme è partito proprio dagli Stati uniti, dove da diversi anni si stanno diffondendo le associazioni di cittadini impegnate per il riconoscimento dei diritti delle persone chimicamente sensibili e per i malati ambientali. Si deve ricordare l’instancabile impegno di Irene Wilkenfeld, una divulgatrice scientifica che, dopo aver subito un’esposizione a chlordane (un insetticida a vasto spettro, tossico anche per l’uomo) ha fatto della sua vita un impegno costante per mettere fine alla presenza dei pesticidi all’interno delle scuole e per far cessare (riuscendoci!) le spedizioni per posta di pubblicità commerciale contenente campioni profumati.

Il male non ha risparmiato Irene Wilkenfeld, che si è spenta poche settimane fa, ma che ha lasciato sia un’importante raccolta bibliografica di lavori scientifici su questa nuova malattia, sia un importante insieme di testimonianze di pazienti che, grazie alla sua denuncia civile, oggi sono riconosciuti legalmente e ricevono adeguata assistenza negli Stati uniti.

La legislazione europea

Che cosa accade in Europa? Il Parlamento europeo ha in esame la nuova legislazione sulla chimica, che dovrebbe tutelare l’ambiente e la popolazione, evitando malattie e decessi conseguenti all’esposizione a composti chimici tossici. La Commissione europea ha stimato che questa proposta legislativa costerà all’industria chimica circa 200 milioni di euro all’anno (per una durata di 11 anni): nonostante questo importo rappresenti solo lo 0,04% del loro fatturato annuale, le industrie temono ripercussioni negative sul business, e quindi hanno richiesto un’ulteriore valutazione d’impatto. Ma questa sembra solo una inutile perdita di tempo, dato che sono già molte le ricerche che evidenziano che l’innovazione verso sostanze chimiche e beni di consumo più sicuri comporta enormi vantaggi sia in termini di salute pubblica sia nei confronti dello sviluppo industriale.

Le elezioni di giugno per il rinnovo del parlamento europeo saranno un’ottima occasione per ottenere un chiaro pronunciamento dei candidati: sul sito www.chemicalreaction.org si trova il testo della proposta di legge ed una richiesta di intervento, in merito alla sicurezza della chimica, che si può indirizzare ai parlamentari.

In Italia chi si ammala di sensibilità chimica multipla si trova a vivere come un «disabile invisibile», perché la sua malattia è sconosciuta e le sue continue reazioni a sostanze, che dai più sono ritenute innocue, sono vissute come socialmente inaccettabili. Mancano norme di tutela adeguate e definite da linee-guida di tipo socio-sanitario.

Sono solo due i centri che si occupano di Mcs nel nostro paese: l’ospedale civile di Brescia e il Policlinico Gemelli di Roma. I sintomi che questa sindrome comporta potrebbero essere curati con farmaci prescrivibili dal medico di base (se il paziente li sopporta, dato che in molti casi l’unico rimedio è la terapia omeopatica) ma alcuni esami specifici possono essere fatti soltanto all’estero. E allora il malato deve fare il prelievo di sangue, inviarlo a proprie spese a Monaco di Baviera, pagare di tasca propria le costosissime analisi, e mettersi pazientemente in attesa dell’esito.

Il malato di Mcs vive una disabilità quattro volte più grave di qualsiasi altra perché non ha alcuna assistenza medica specifica (in Italia la malattia non è riconosciuta e non esistono centri adeguati per la diagnosi e la cura), perché deve abbandonare il lavoro (per la presenza di prodotti chimici, di detersivi e deodoranti ambientali, per il fumo passivo), perché la sopravvivenza diventa difficile anche all’interno della propria abitazione ed infine a causa dell’isolamento sociale (diventa infatti impossibile accostarsi ad una persona che è stata dal parrucchiere, che indossa panni lavati con un comunissimo detersivo, che ha fumato anche solo un’ora prima…).

E’ difficile dire quanti siano attualmente in Italia i malati di Mcs, ma è facile prevedere che il loro numero sia destinato ad aumentare: per questo l’associazione «Amica» propone una petizione per il riconoscimento giuridico-sanitario della sensibilità chimica multipla (www.infoamica.org). I nostri auguri per una vita migliore a Donatella e agli altri malati si firmano lì.

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Uomini e cavallette

Aprile 7th, 2004 Pietro B. Posted in divulgativo Comments Off

Servono trecento trote a mantenere un uomo per un anno, le trote a loro volta consumano 90.000 rane che mangiano 27 milioni di cavallette che vivono di 1000 tonnellate d’erba.

Possono sussistere ancora dubbi sul fatto che ogni essere vivente mantiene il suo stato ordinato a spese di un maggior disordine (ovvero energia dissipata) nell’ambiente circostante?

(Jeremy Rifkin, Entropia)

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