Combinassum

Novembre 29th, 2007 Pietro B. Posted in commenti, fraseggi No Comments »

di Giorgio Boratto

Hanno ucciso un uomo, è stato un calabrese…combinassiun.
Hanno rubato in un negozio, è stato un napoletano…combinassiun.
Hanno rapinato una banca, è stato un romano…combinassiun.
Hanno sequestrato una ragazza, è stato un sardo…combinassiun.
Hanno violentato una donna, è stato un marocchino…combinassiun.
Hanno costretto a prostituirsi delle bambine, è stato un albanese…combinassiun.
Hanno taccheggiato un supermercato, è stato un rumeno…combinassiun.
Hanno fatto saltare le Twis Tower, sono stati dei terroristi sauditi…combinassiun
Hanno bombardato Baghdad, sono stati degli americani…combinassiun.
Hanno fregato la CEE mettendo letame nei salumi, sono stati degli italiani…combinassium.
Hanno assassinato un magistrato, è stato un mafioso siciliano…combinassiun.
Hanno massacrato i genitori, è stato il figlio…combinassiun.
Hanno ucciso dei figli, è stato il padre…combinassiun.
Hanno ucciso dei bambini, è stata la madre…combinassiun.
Non è intelligente fare di tutta l’erba un fascio…combinassiun.
Fare un fascio…combinassiun.
Fare…combinassiun.
Dire…combinassiun.
Combinassiun.

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Ansiosi e smaniosi

Ottobre 8th, 2005 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

Ansiosi e smaniosi, ci sporgiamo dai dirupi più affascinanti; gustiamo l’attimo fatto di spazi, da cima a fondo ed in profondità; irridiamo un tempo inesistente.
Brilliamo, oggi, e schizziamo pensieri; nell’attimo non recludiamo l’anima, dove stilla ragione e sentimento; e nulla più.

di Manilo

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Ca camina e chi curri

Maggio 24th, 2005 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

Santa Rosalia Intercede per far passare la peste di Palermo nel 1624 - Dipinto di Anthony van Dyck (Flemish, 1599–1641)

Nell’arrancare di ricordi, non esistono le strade fuoco ed i riverberi di sgommate sull’asfalto. Nei giorni dell’indifferenza, si è lontani in città pianeggianti di nebbie e pulsioni. Il tempo sfaldato ha rilasciato il vuoto in quei pugni stretti attorno ai polpastrelli sanguinanti di rabbia. Penso, ma al di là dei davanzali si odono solo parole vaporose adagiarsi sfatte oltre i declivi. Volti accennati agli incroci di corsie opposte, e spalle fredde nelle colonne di immagini opportune e distanti.

Quanto ai vicoli e agli scoli delle pietre di Palermo devo; quanto i canti in forma di richiami entro la cinta varia di cultura, hanno forgiato le venature al sentimento straziato che sovente pende. Lontano tutto; in quei discorsi morti, negli interessi goliardici per spirito grasso. Fuori dal sistema quando il sorriso tarda, nella resistenza di atmosfere della mente, e qualcuno ci guarda e ci colloca distanti.

L’anniversario dell’assenza dei miei ricordi, quando niente ne parla e ci incroci sono vocii spenti. I rimandi del nulla, quando il vuoto m’assedia e m’offende. Il sorriso di Giovanni Falcone trattenuto coinvolge e sottintende, nel fumo di una sigaretta incrociata con Paolo Borsellino nei corridoi della procura.

Vanedda r’amuri
n’abbannio ru curò
‘nno vancu ro pisci
anniato ‘nna liscia
r’acqua trasparenti
nisciuta no cannuolu
misa pi vagnari i linzola
lurdi ro sancu
ri cu s’ammazza ‘po pani
o ‘pi l’essiri malandrinu
Sireni ri tribunali
ca trasunu ro Capu
quannu u iurici passa
e i picciuttieddi ‘co sannu
currunu in festa
comu no iuonnu ra Santa
ca re quattru canti
s’ammutta u carru
‘nfacci a Porta Carbuni
Uommini ca talianu ‘ddievi
fimmini ca mmuccianu marita
pieddunu picciridda
ca scappanu ra calata
pi birri a machina ca sgumma,
cantanu e abballanu
picchì u iurici avi i baffi e riri
e sapiddu chi pensa

fossi ‘o vientu
senza vitra ravanti
oppure o sciroccu ca sciuscia
‘nchiusu rintra ‘dda cascia
ca camina e chi curri.

[di Manilo Busalacchi, mio fratello]

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Nascerò, e ci sarò; vedrete

Aprile 26th, 2005 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

Nascerò, e ci sarò; vedrete. Non so in quale città mi coglierà la notizia, assorto tra alcuni passi, forse; assopito, oppure al semaforo dell’attraversamento. Parlerò tra me quel giorno, lo sento, e mi avvicinerò a passi lenti dopo aver letto il messaggio. L’inizio oramai è quello, a volte un rigo sospeso, altre un trillo tra le mani e la punta d’antenna di un cellulare. Sarò tenue e paterno, mi dirigerò all’incontro all’insaputa degli annali e dei registri d’anagrafe. Bisogna porre un punto e andare a capo, dialogare in fraseggi corti ed aspettare, bisogna disseminare accenti tonici e gravi tra virgole e spazi.Non c’è niente e non c’è altro, scorre tutto inutile e tutto è l’uno negato all’altro. Tra spazi antistanti sfrecciano figure vanesie, e senza attenzione mi fermo articolando parole instabili. Sognare, è questo che vorrei, ma oggi non m’è dato e devo calarmi in questa stolta via. Non penso, non avverto, sono l’uno perché avverto l’altro. Insana passione ti cerco e non vorrei divagare, sono l’altro che tende all’uno attraverso il vuoto che sottende.

di Manilo

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MalaTV

Aprile 15th, 2005 Pietro B. Posted in fraseggi Comments Off

Fino a poco tempo fa tenevamo la tv accesa e nel frattempo ci facevamo un panino, rammendavamo un calzino, facevamo del sesso. Oggi stiamo seduti lì davanti e dentro lo schermo si fanno un panino, rammendano un calzino, fanno del sesso!

-SABRINA GUZZANTI
(da Reperto R(a)IOT)

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Scusate il ritardo, ma c’era nebbia fitta

Febbraio 25th, 2004 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

Logo 25.02.04

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di Mike

[da Il Pallone d’Achille]

Resoconto senza presenza, invalidato all’occorrenza

Napoli e nebulosa.
Che poi son l’ultimo a non esserci stato.
In differita, da qui me lo sono vissuto a casa su schermo. Tutto.
Non ci sono più i guardiani della soglia e/o siamo sempre soli.
Da soli con la nostra volontà.
Paura o migliore offerta?
Non lo so, di certo questa riunione mi ha annoiato l’attenzione.
Quasi dormito: su un blatero comune di un qualcosa di cui era inutile parlarne in quel modo.
Avrei detto, io: cos’è un foglio?
Guardate sulla scrivania, pigliatene uno e cominciate a scrivere.
Bene, avete capito cos’è un blog.
Un blog è inchiostro.
Nulla più.
Un papiro, un geroglifico e a volte carta carbone (spesso).
Due ore ci avete perso.
Buongiorno: bastava spostare l’attenzione dal mezzo al mezzo della folla.
Alle mani delle persone, agli atteggiamenti, ai sorrisi e ai gesti di chi c’era.
Vi siete persi gli sguardi, il modo di porsi e gli sbuffi (credo molti) di chi era presente.
Blog e giornalisti (ancora?), e chi è migliore e chi è peggiore, e i blogger sono soli e sono in tanti.
E intanto come diceva il caro Wolf non è ancora venuto il momento di farci i pompini a vicenda.
Non c’è più una soglia.
Tiziano: per me non c’è mai stata.
Dipende da che lato per te gira il blog.

Ogni persona che ha preso la parola in quel dibattito ha solamente espresso la sua funzione d’utilizzo del mezzo blog ed involontariamente ha provato a darne un’ interpretazione tramite una propria visione al pubblico presente.
Non poteva essere altrimenti: ognuno utilizza quel che ha nel modo che più trova consono.
Indipendentemente da quanto questa famigerata soglia si sia sguarnita o abbassata.
Può anche starsene sul terreno un post: il suo valore aumenterà solo in base a quanto una persona ci scrive sopra.
Lorenzo ironizza fra i pixel perchè tutti i giorni probabilmente adotta il sorriso come migliore arma di difesa e questo è il suo miglior modo di atteggiarsi alla vita quotidiana.
Eloisa stenderà un origami di post nello stesso modo in cui si rannicchia dietro al microfono quando le si dà la parola per spiegare quel che in realtà non ha poi un granchè da spiegarsi.
Giulio si ripromette di impegnarsi a pubblicare anche solo due righe al giorno perchè di mestiere se lo può permettere e sarebbe un peccato se non potesse realizzarlo.
Perchè è questo che lui fa anche di lavoro. Beato.
Tiziano si meraviglia di una soglia a detta sua senza più protezione e si inalbera quando qualcuno ribatte al bla bla bla con la praticità del non essere tutti scrivani di professione tirando in ballo valori letterari perchè è di questo che Scarpa si occupa nella vita. E nel blog.
Ma Strelnik ha solamente esposto il vero: puoi dirla che non si parlava di scale di valori, ma non puoi negarla che tutti si ha da portare a casa la pagnotta in un modo o nell’altro.
Con o quasi sempre senza post.
Vita da blogger.
Sofri non fa distinzioni fra scalpelli e scribacchini, su chi è tale e su chi non lo è affatto chiosando in un tutti forse lo si è, scrittori, perchè in fondo tutti si scrive.

Non conta cosa noi si scrive.
Conta come.
Perchè conta come sono le persone.
La notizia può essere già stata data, il racconto già letto, la recensione prevedibile ed il blog raduno già scontato.
Ma come un blogger è, come si esprime, quel che di solo suo imprime è quel che rende un senso.
Perchè come una persona è, come si esprime, quel che solo di suo imprime è quel che rende un senso.
Con o senza bisogno di un convegno.
Quel che dal duemiladue ad ogni post mi resta di questo blog non sono le parole.
Sono le persone.
A Napoli, secondo me, bastava solo spostare un po’ di più l’attenzione.

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Tra pietra e balata

Aprile 28th, 2003 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

di Manilo Busalacchi

Davanzali piatti e braccia divergenti a lenire luci e alimentare ombre.
Spazio speso alla ricerca di tempo che filtra tra le sbarre oblique dei
ricordi che scorrono. Osserviamo, perché alieni insidiamo la coltre che ci
mantiene equidistanti satelliti. Sbircio piccoli uomini e il loro mondo
fantastico e pinto. Sorvolo canali, muri, sentimenti e cromatismi. Vago,
trascrivendo l’immagine di un soffio che balena già oltre.
Vorrei ancora essere quell’alito d’aria tiepida e secca, quel sibilo sordo
tra le fronde dei carrubi e le composte pietre dei muretti a secco. Vorrei
poter sorseggiare disinvolto i passi di quella contea modicana, di cui un
giorno feci parte e che oggi strema corpo e mente nell’intento di carpirne l
‘essenza.
Dall’arco un vicolo, verso scalette che si inerpicano e ricadono su se
stesse. Riverso tra lame trapelate di luce, assorbo stridii e movenze. Alle
spalle gracchiano tra pietra e balata semi di cacao, si diffonde un lieve
canto fuori dal tempo, ma in tempo per sentirmi vibrare, ancora.

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Cronaca di un ritorno

Aprile 22nd, 2003 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

di Manilo Busalacchi

Un odore muschiato, pregnante fino a sospendere per un attimo il respiro. Dolce disarmante e intenso, un profumo, come tanti con cui le donne si adornano, ma che in Sicilia, mescolato al sudore, assume toni sottilmente insistenti. Questo il primo segnale d’arrivo, fra luci scalette, valigie e auto sempre uguali, ovunque.
Da Catania svirgoliamo dritti verso l’altopiano ragusano. Modica appare il solito presepe, luci in cascata che si rincorrono in rivoli. Pozzallo è annunciato da un orizzonte scuro e da un puntino luccicante, che insistentemente mobile  disegna un presunto confine con il cielo.

“Questo è il ponte di Nunzio” - mio cugino morto in una tragica circostanza - dice mia madre, rompendo un lungo silenzio, “Zitta! Non dire niente” risponde di rimando mio padre, tradendo un insolito tempismo. Siamo in Sicilia, ora si, dove i luoghi sono memorie e il pudore è il velo adagiato per dischiudere le fronde.
Il cortometraggio degli eventi svolge a ritroso i fotogrammi di una pellicola già nota: luci, versi, crepitii di scarpe del giorno della festa, Pasqua, e illusioni tra vicoli e la penombra dei ricordi.

E’ l’olfatto, ancora, che mi desta; sabbia, alghe, mare e uno scoglio sempre troppo solitario. Pace, che si avverte e trasuda.

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Propensioni: una foto e un intervento di ombra

Dicembre 16th, 2002 Pietro B. Posted in fraseggi No Comments »

«Ma nessuno si è accorto della mia foto, “propensioni”, che emerge alla sinistra della testolina di Pietro? Siamo sinceri, è quello che da il tocco di classe alla redazione.»

«C’è una spiaggia a sud di Tunisi, dove la sabbia dorata si stende per chilometri, raramente interrotta dal mare che affonda il colpo lambendo il limite massimo, oltre il quale c’è l’uomo con i suoi argini. Siamo ancora in Sicilia, ve lo garantisco, per averne la prova basta aprire una cartina dell’Italia e far scorrere l’indice giù, molto in basso, fino a sfiorare Palermo, per poi sorvolare Enna e scorrere l’estremo lembo, a Oriente.

Pozzallo è un paese senza storia, unico vanto la torre Cabrera, costruita per allontanare lo straniero ed imprigionare i temerari irriducibili. Ad un soffio di vento da Scicli, Modica, Ragusa Ibla e Noto, capitali d’arte d’assoluto interesse, Pozzallo, invece, è scarna, dalla elementare urbanistica a scacchiera e dalle tracce pressoché inesistenti del passato. 

E’ una terra abituata ad essere supporto ad altre, priva di identità propria, carattere che emerge anche dagli abitanti, i cui discorsi riflettono spesso l’altro e l’altrove. Quel cielo e quel mare sono unici, però, di rado ho intravisto squarci di simile bellezza. E’ questo il vanto e la rivincita del paese, non la cultura consapevole, ma quella dell’essere in quanto parte di uno scenario. Tra le dune amavo stendermi per origliare il vento misto al mare, dove le nuvole disegnavano ombre fugaci tra la sabbia in moto perpetuo.

 Uno scoglio, bianco, era la meta lontana – così appariva – verso cui tendere, quasi colonna d’Ercole insuperabile ma auspicata. A volte il mare sommergeva tutto, e spariva la sabbia e con essa i confini, non si poteva che osservarne la spuma in quei momenti, bastava adagiarsi, e non occorreva pensare.»

La foto “Propensioni” mi è stata gentilmente donata, tempo fa, da ombra. Adesso, abbellisce la “redazione” di Blog Oltre. Grazie.

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(ndr: Ombra è lo pseudonimo usato da Manilo Busalacchi)

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