
Adesso anche un numero speciale del TIME. Sembra proprio che qualcuno si stia accorgendo che è tempo di cercare delle soluzioni al disastro che l’uomo ha apportato alla biosfera, anzi che proprio non c’è più tempo. E speriamo che ad accorgersi siano soprattutto le oligarchie economiche di cui parla Hervé Kempf nel suo libro Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta (ed. Garzanti). Hervé è ottimista, ed infatti scrive:
[…] Poi ci sono le forze.
La principale, certo, è la potenza stessa del sistema.
Gli scacchi che l’attendono non basteranno da soli a sconfiggerlo poiché, come abbiamo visto, potrà trovarsi nella situazione di usarli come pretesto per instaurare un autoritarismo liberato dagli orpelli della democrazia. Ciò nonostante, i movimenti sociali si sono risvegliati, e possiamo pensare che continueranno ad accrescere la loro potenza. Ma non potranno portare da soli il peso del montare della repressione: bisognerà che le classi medie e una parte dell’oligarcbia, che non è monolitica, prendano nettamente posizione a favore delle libertà civili e del bene collettivo.
I mass media costituiscono un nodo cruciale. Essi oggi sostengono il capitalismo per via delle loro esigenze economiche: in realtà dipendono, per la: maggior parte, dalla pubblicità. Ciò rende loro difficile spendersi a favore della diminuzione dei consumi. Lo sviluppo della stampa gratuita, che non vive se non di pubblicità, accresce per di più la pressione sui giornali a pagamento a grande diffusione, i quali sono così entrati nel girone delle grandi imprese industriali. Non è certo che le possibilità d’informazione create da Internet, benché immense e fin tanto che resteranno aperte, bastino a controbilanciare il peso dei mass media diventati nel frattempo i portavoce dell’oligarchia. Malgrado ciò, la corporazione dei giornalisti non è ancora totalmente asservita, e potrebbe risvegliarsi al cospetto dell’ideale di libertà.
La terza forza, barcollante, è la sinistra. Da quando la sua componente socialdemocratica è diventata il suo centro di gravità, essa ha abbandonato l’ambizione di trasformare il mondo. Il compromesso con il liberalismo l’ha portata ad adottarne completamente i valori al punto che non osa più, se non con un’estrema prudenza di linguaggio, deplorare le disparità sociali. Oltretutto essa manifesta un rifiuto caricaturale a interessarsi realmente all’ecologia. La sinistra resta confinata nell’idea di progresso così com’era concepita nel XIX secolo, crede ancora che la scienza operi come al tempo di Louis Pasteur, intona il mantra della crescita senza la minima traccia di spirito critico. Piuttosto che parlare di «socialdemocrazia», d’altronde, sarebbe senza dubbio più pertinente parlare di «socialcapitalismo». Ma nonostante tutto, le sfide del XXI secolo possono forse essere affrontate da altri se non dai figli di coloro che misero la disuguaglianza al primo posto tra i motivi della loro rivolta? Questo iato è il nocciolo della vita politica. La sinistra rinascerà unificando le questioni della disuguaglianza e dell’ecologia - o, inetta, sparirà nel disordine generale che la travolgerà alla pari di tutto il resto.E tuttavia, siamo ottimisti.
Ottimisti perché, sempre più numerosi, comprendiamo, a dispetto di tutti i conservatori, la novità storica della situazione. Noi viviamo una nuova fase, inedita, nella storia della specie umana: il momento in cui avendo conquistato la Terra, e raggiunto i suoi limiti, essa deve pensare altrimenti al suo rapporto con la natura, allo spazio, al suo destino.
Ottimisti nella misura in cui la coscienza dell’importanza storica delle questioni attuali si diffonde, nella misura in cui lo spirito di libertà e di solidarietà si risveglia. Dopo Seattle e la contestazione del WTO del 1999, la bilancia ha ‘ cominciato a pendere dall’altra parte, verso una preoccupazione collettiva nei confronti delle scelte riguardanti il futuro, e la ricerca di una cooperazione anziché di una competizione. La battaglia abbastanza riuscita anche se non ancora vinta contro gli OGM, la firma da parte della comunità internazionale del protocollo di Kyoto nel 2001 malgrado il rifiuto degli Stati Uniti, il rifiuto dei popoli europei di partecipare all’invasione dell’Iraq nel 2003, la bocciatura del progetto capitalista di Costituzione europea nel 2005 sono i segni che il vento dell’avvenire ha ricominciato a soffiare. Nonostante l’enormità delle sfide che ci attendono, emergono nuove soluzioni e, di fronte alle prospettive sinistre promosse dagli oligarchi, rinasce la voglia di rifare il mondo.







Rapporto Completo MSF sulle “Crisi Dimenticate”
In questi giorni quaranta organizzazioni umanitarie hanno lanciato un accorato appello affinché il mondo non si dimentichi della Somalia: le organizzazioni hanno chiesto alla comunità internazionale e alle parti in conflitto nel Paese del Corno d’Africa di intervenire con urgenza per risolvere la “catastrofica” crisi umanitaria in atto, che coinvolge centinaia di migliaia di somali.

