Se li conosci li eviti!

Marzo 29th, 2008 Pietro B. Posted in letture No Comments »

Se li conosci li eviti

dalla Redazione di  Articolo 21 Liberi di - Associazione per la libertà d’informazione

“Se li conosci li eviti” è il nuovo libro di Peter Gomez e Marco Travaglio (ed Chiarelettere, 14,60 euro). Un “manuale di pronto soccorso” per aiutare gli elettori a scegliere il meglio, o il meno peggio, tra le liste dei candidati, anzi dei parlamentari nominati dai partiti grazie al Porcellum. Il sottotitolo parla da sé: “Raccomandati, riciclati, condannati, imputati, voltagabbana, fannulloni nel nuovo Parlamento”. Gli “impresentabili” sono circa 150, di tutte le liste, scelti per categorie… Quelli che hanno votato l’indulto. Quelli che hanno partecipato alla grande abbuffata della monnezza in Campania. Quelli che hanno comprato case nel centro di Roma a prezzi di box auto. E poi i voltagabbana, gli assenteisti cronici, i somari che ignorano persino la data della scoperta dell’America o della Rivoluzione francese. Una sezione è dedicata alla libertà d’informazione, cioè a chi ha combattuto per difenderla e chi per affossarla definitivamente. Poi ci sono i candidati e ricandidati con la fedina penale sporca, o dubbia. A farla da padrone è il Popolo delle libertà, che – se ha lasciato a casa i Pomicino, i Vito, i Biondi, gli Jannuzzi e i Mastella – ha rinnovato il repertorio con parecchie new entry per meriti penali. I condannati in primo o secondo o terzo del Pdl sono 25, più almeno altrettanti indagati o rinviati a giudizio, senza contare i miracolati dalla prescrizione. L’Udc vanta almeno 5 condannati, fra provvisori e definitivi. La Destra 2 rinviati a giudizio, tra cui il suo leader Storace. L’Arcobaleno ha 2 condannati (Caruso e Farina), i Socialisti 1 (De Michelis). Anche il Pd, nonostante la promessa di Veltroni di non candidare nemmeno i condannati in primo grado, schiera due condannati definitivi, Enzo Carra e Antonino Papania (entrambi in Sicilia), un condannato in primo grado, uno in appello, cinque indagati (tutti fra la Calabria e la Basilicata), un rinviato a giudizio, tre salvati dalla prescrizione.  
 
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Libri disanimati

Febbraio 25th, 2008 Pietro B. Posted in blogosfera, letture No Comments »

di Elisabetta Mori 

[da Feeling (questione di libri)]

Qualcuno mi ha chiesto perché le mie letture (da quel che si evince in questo blog) si limitino ai classici e non abbraccino anche la narrativa contemporanea…

Condividendone appieno il contenuto, rispondo alla quaestio con le parole di Raffale La Capria, il quale, in un’intervista [qui parzialmente riportata] a proposito della nuova letteratura, ha così dichiarato:

“Oggi si entra in queste grandi librerie delle città italiane, e si è presi da un senso di disorientamento, non sappiamo a quali santi votarci, quali libri scegliere e cosa leggere. Come dovrebbe fare un giovane a capire cos’è letteratura e cosa invece altro?
Noi quando eravamo giovani avevamo la sensazione che fossero i libri a venire a noi. Oggi si trova nei grandi book-market un eccesso di libri che spesso si accompagna alla sensazione che non potendo leggerli tutti sarebbe meglio non leggerli per niente, questa sensazione d’impotenza culturale, noi non la sentivamo. Nella nostra formazione di giovani lettori erano centrali alcuni libri capitali ed erano i tuoi stessi compagni che ti dicevano cosa dovevi leggere. Noi abbiamo letto prima i russi, poi Kafka, poi gli americani… ad esempio si leggeva tutti Moby Dick perché tutti i tuoi amici leggevano Moby Dick, abbiamo letto si può dire tutti gli stessi libri, si leggeva tutti I fratelli Karamazov, poi Oblomov, Onegin etc. Oggi come potrebbe essere possibile ciò? Ci troviamo di fronte ad un’offerta che è superiore alle possibilità di lettura, è come se si volesse far mangiare ad una persona più di quanto può digerire. In altre parole vi è una sovrapproduzione di testi che un qualsiasi lettore mai e poi mai, potrà assimilare. Da ciò deriva la sensazione dell’impotenza della cultura in relazione alla nostra conoscenza del mondo….(omissis)
Sembra che non vi siano più riferimenti per capire cosa è letteratura e cosa non è letteratura oggi, tutto è opinabile, il successo di pubblico non è garanzia per un buon libro, come non lo è quello della critica, vi sono libri fatti in serie, best-seller d’ottima qualità. Buoni libri editi da piccoli o sconosciuti editori, e libri pubblicati con costose campagne pubblicitarie che non riescono nemmeno a rispettare le proiezioni per difetto dei responsabili del marketing. Che succede?
Semplicemente che tutti sanno scrivere un libro che sembra un libro scritto bene. Così non c’è una divisione netta tra cattiva e buona letteratura, vi è una buona-cattiva letteratura che è quella che per lo più decidono gli editori oggi…(omissis)


Libri scritti bene, con gli aggettivi al loro posto, il periodo ordinato e ben strutturati. Però…
Questi libri non hanno l’anima, sono disanimati, è una letteratura disanimata, che però va per la maggiore perché è quella che si vende di più. Le portaerei della letteratura, i best-seller americani tipo Stephen King, sono fatti da autori che sono capaci di creare intrecci all’altezza, e a volte addirittura dosati meglio di quelli di un Dostoevsky, però sono tutti fatti meccanicamente, fatti con le tecnica del romanzo, non sono fatti con l’irresistibile vocazione a raccontare le peripezie di un personaggio rappresentativo di un epoca. Dov’è oggi un personaggio in cui tutti possono riconoscersi? Dove è oggi un Julien Soren, un Emma Bovary, uno dei Karamazov, dove sta più un Pinocchio? Dov’è più Amleto o Werther!…. “

(tratto da “Origine scritture in movimento”, www.AetnaNet.com)

Mi dichiaro, quindi, prigioniera politicamente scorretta, della lettura che riesce a farmi diventare personaggio di quella storia. Quindi, non disdegno i moderni e i contemporanei, purché sia fatta salva questa condizione :))

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Lettere dalla Kirghisia

Settembre 8th, 2006 Pietro B. Posted in letture, multimediale No Comments »

Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili. La produttività si è così triplicata.[…]Finalmente i genitori hanno il tempo di conoscersi veramente tra loro e di frequentare i propri figli. I parchi sono ogni giorno ricolmi di persone e il traffico stradale è oltre quattro volte inferiore, dato il variare degli orari di lavoro.[…](Da:Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti - Edizioni L’Immagine)

Un libro per sognare, per riflettere e per porsi delle domande. E magari avere qualche risposta. Bello ed intrigante, mette a nudo tutto l’ipocrisia dell’uomo moderno e la sua assurda, insensata ricerca del vano. Grazie, Agosti!

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I Barbari di Alessandro Baricco

Giugno 2nd, 2006 Pietro B. Posted in letture No Comments »

NON sembra, ma questo è un libro. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scriverne uno, a puntate, sul giornale, in mezzo alle frattaglie di mondo che quotidianamente passano da lì. Mi attirava la fragilità della cosa: è come scrivere allo scoperto, in piedi su un torrione, tutti che ti guardano e il vento che tira, tutti che passano, pieni di cose da fare. E tu lì senza poter correggere, tornare indietro, ridisegnare la scaletta. Come viene, viene. E, il giorno dopo, involtolare insalata, o diventare il cappello di un imbianchino. Ammesso che se li facciano ancora, i cappelli, col giornale - come barchette sul litorale delle loro facce.

I Barbari è un libro (?) di Alessandro Baricco che sta uscendo a puntate su la Repubblica. Faccio cosa utile a me e forse anche a qualche altro appuntandomi su questo post i link alle verie puntate pubblicate man mano sul sito del giornale.

1° Capitolo - La mutazione che vedo intorno a me - (12-05-2006)
2° Capitolo - La seconda epigrafe viene da lontano - (13-05-2006)
3° Capitolo - Cosa sta per diventare il mondo - (17-05-2006)
4° Capitolo - Adesso il libro può davvero iniziare - (19-05-2006)
5° Capitolo - E’ dall’alto che bisognerebbe guardare - (26-05-2006)
6° Capitolo - Se una cosa vende molto, vale poco - (01-06-2006)
7° Capitolo - Bisogna guardare l’animale - (02-06-2006)
8° Capitolo - Baggio in panchina, la coda che sbatte
- (08-06-2006)

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Vecchi Commenti

Sì, è bello scrivere un libro a puntate, peccato che in questo caso si tratti di uno scrittore che non amo molto…

Elisabetta • 02/06/06 09:09pm

lo amo particolarmente, qui lo sto seguendo. La solita spiazzante chiarezza, sull’attualità.

A. • 11/08/06 11:02pm

sarà che i “barbari” riescono a cogliere la profondità del mare dal granello in superficie? che analisi e sintesi sono parte di una medesima realtà “tangibile”, trasformabile, che un singolo nodo abbia valore in sè ed enorme potenzialità traducibile in e con il collettivo?

uno nessuno e centomila, la moltitudine in movimento

sarà che i ruoli si ridefiniscono e che ognuno si riprende quel che gli spetta? riappropiarsi dei luoghi, dei propri corpi, dei propri pensieri

sarà che fare il critico e lo scrittore, per il semplice fatto di essere soggetto pensante e non delegante, si è in grado di farlo dignitosamente senza titoli e senza accademie? sarà che il sociale è di tutti e la creazione e ricreazione del sociale è compito di tutti?
e che l’unica cosa davvero barbara è il monopolio dell’informazione, il tentativo di omologazione e appiattimento a modelli dell’agire facili da manovrare?

tutto è di tutti, forse è questo che fa paura

anna • 12/12/06 09:42pm

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Tutto il grillo che conta

Aprile 25th, 2006 Pietro B. Posted in letture No Comments »

IPSE DIXIT

Dovremmo essere la patria del diritto,
siamo diventati la patria del rovescio!
Oggi i fuorilegge scrivono le leggi,
i malfattori giudicano i giudici.
E il destino dei magistrati è nelle mani
delle sentenze degli avvocati…

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Vecchi Commenti

me l’hanno regalato per il compleanno.
ne ho letto un po’ e mi pare che regga anche sulla pagina! notevole.

Peter [peter@devilstrainers.com] • 02/05/06 07:44pm

Grillo certe volte esagera ma il suo pungolo costituisce uno stimolo formidabile nel panorama del web-italico.

Con questo libro si è riportato su carta i temi e l’esperienza acquisita sul web.

Pietro B. • 02/05/06 10:34pm

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Blog Generation II

Settembre 5th, 2005 Pietro B. Posted in letture No Comments »

Se la coerenza è un valore, ricredersi può essere un segno di umiltà.

Ho acquistato il libro di Granieri “Blog Generation” ieri sera alla festa dell’Unità di Modena. Mi sembra interessante e ben scritto, forse troppo tecnicistico.

Capita di sbagliare specialmente se si giudica a priori

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Palermo è una cipolla*

Settembre 4th, 2005 Pietro B. Posted in letture No Comments »

Esiste una falsa prospettiva che riguarda gli abitanti dell’isola che sono andati a cercare fortuna altrove. Si pensa sempre: ma quanto sono in gamba, questi Isolani; in qualsiasi capo si cimentino riescono ad avere sempre successo. Nel cinema nell’arte, nella moda, nella letteratura. L’errore di prospettiva consite nel pensare che questi geni emigranti siano una quota rappresentatitva di tutti gli abitanti dell’isola. Ma non è così, e per rendersene conto basta osservare la dinamica storica ricorrente che prevede periodiche migrazioni della migliore gioventù dell’Isola. Dalla sconfitta di Ducezio, alla cacciata degli ebrei, al fallimento delle lotte contadine, fino al recente brusco risveglio dal sogno dell’indistrializzazione: a ogni momento di crisi il sistema prevede che si riesca a rovare una ricollocazione sociale e lavporativa solo per chi è disposto a sottomettersi. Per gli altri, per quelli più restii a piegare la testa, di lavoro non se ne trova più. Per le teste calde l’unica risorsa possibile è l’emigrazione. Perciò gli isolani della diaspora appaiono così brillanti. Perché c’è stata una selezione a monte. Storicamente, a essere costretti a fuggire sono stati sempre i migliori. Non deve sorprendere, appurato questo, che la Città non riesca mai a schiodarsi dal sottosviluppo.«Ne hai sentite di storie sulla Città. Anche questa guida ha contribuito a raccontartene almeno un paio che se non sono false, poco ci manca. Ma ti assicuro che qui vengono raccontate per vere. E dopo un poco questo genere di storie a forza di raccontarle diventano vere sul serio
La Città è così. È fatta a strati. Ogni volta che ne sbucci uno ne resta un altro da sbucciare.UNO: Benvenuto nella Città

Bisogna farsi dare un posto dal lato del finestrino e sperare di arrivare in una giornata limpida e soleggiata. Ce ne sono anche d’inverno, perché in ogni stagione la Città ci tiene a fare sempre la sua figura. Quando l’aereo comincia ad abbassarsi, dal finestrino appaiono le scogliere rosse di Terrasini, e il mare color turchese e blu senza che si possa dire dove finisce il blu e dove comincia il turchese. Persino le case, i cosiddetti villini, ti possono sembrare magari troppi, ma visti dal cielo non mostrano la sciatteria con pretese di originalità che invece rivelano nell’inquadratura dal basso. Tu osservi tutto questo e pensi di essere arrivato nel posto più bello del mondo. Ammettilo: credevi di esserti fatto un’idea della Città e dell’Isola perché è difficile sfuggire ai luoghi comuni; ma di fronte allo spettacolo della costa intorno all’aeroporto ogni pregiudizio cade all’istante.

Guardando dal finestrino hai il tempo di formulare pensieri del genere, di struggerti di fronte a tanta bellezza, persino di riflettere sull’ipotesi di mollare tutto – lavoro, famiglia, radici – per venire a vivere da queste parti. E quando ormai la tua testa si è scaldata all’idea di un’estate perenne, ecco che subito arriva un contrordine. Arriva sempre dal finestrino, perché mentre hai ancora gli occhi pieni di luce e mare, ecco che ti si para davanti una montagna. Un’enorme montagna grigia su cui l’aereo sembra destinato a schiantarsi da un momento all’altro.

L’aeroporto di Punta Raisi è costruito su una stretta lingua di terra che separa il mare dalla montagna; tanto che in passato è successo che un aereo sia finito sulla montagna (5 maggio 1972) e un altro in mare (23 dicembre 1978). L’aeroporto della Città è fatto così. La Città è fatta così. Tu, viaggiatore, queste cose prima di partire le sapevi, ma le avevi dimenticate di fronte all’accecante bellezza del paesaggio. Adesso magari ti fai prendere da una leggera forma di panico, perché la montagna si avvicina, e si avvicina in maniera preoccupante. Ma puoi stare tranquillo, alla fine non succederà niente perché i piloti ormai sono bravi a infilarsi esattamente nella striscia praticabile fra mare e montagna, e nel susseguente sollievo avrai modo di riflettere sul fatto che la Città ha provveduto ad avvertirti subito: non credere che le cose da queste parti siano sempre come appaiono a prima vista. Non è che tu ti possa abbandonare alla contemplazione del bello come se fossimo in Polinesia o nella campagna toscana. Qui non c’è da fidarsi, e anzi è proprio quando sembra di aver raggiunto l’estasi che arriva il cazzotto sullo sterno, quello che ti leva il fiato e ti costringe a riprendere la misura del distacco dalle cose.

La difficoltà del pilota in fase di atterraggio, il problema di evitare gli opposti disastri di mare e montagna, è una metafora delle difficoltà quotidiane che comporta il fatto di vivere nell’Isola in generale e nella Città in particolare; che dell’Isola è, oltre che capitale, anche una specie di grandiosa esasperazione. Meglio dunque non rilassarti mai, tenere i sensi sempre all’erta. Da un momento all’altro potrebbe succedere qualcosa di irreparabile.

Una volta recuperato il bagaglio – operazione anche questa non facile a Punta Raisi: non proprio come atterrare, ma quasi – prendi un taxi e tieni gli occhi aperti. Per capire una città, tante volte basta fare il tragitto che va dall’aeroporto al centro. Nell’impossibilità di una visita più approfondita – mentre si aspetta una coincidenza, magari – basta prendere un taxi, andare e tornare. Nel tragitto autostradale c’è buona parte di ciò che la città, consciamente o inconsciamente, ci tiene a far sapere di sé. Non è tutto, né è tutto spontaneo. Ma tenendo gli occhi aperti almeno qualcosa si riesce a capire. Fra l’aeroporto e il centro si trova il biglietto da visita della città. Ci sono città che questo lo sanno, ne tengono conto e curano la propria immagine mettendo in mostra il meglio; e ci sono città che invece se ne fregano dell’immagine e lasciano fare al caso. La Città appartiene a questa seconda categoria. Tuttavia anche il caso si riserva le sue sottigliezze, e nel giro di pochi chilometri ha provveduto a distribuire almeno tre punti focali.

Il primo di questi punti arriva quasi subito. Guardando a sinistra, verso il mare, più o meno all’altezza di Carini vedrai una bidonville costruita direttamente sulla spiaggia. Lo stato di abbandono in cui versano le baracche, il fatto che sembrino costruite con materiali raccolti in una discarica, che siano corrose dalla salsedine, tutto lascia pensare che si tratti di un quartiere abusivo per necessità. Gente costretta a vivere in condizioni da terzo mondo. Magari sei autorizzato a immaginare che qualcuno avrà fatto il furbo trasformando la necessità in virtù: dovendosi costruire un tetto sotto il quale dormire, tanto valeva costruirselo in riva al mare. E invece no, nessuna necessità abitativa: queste baracche sono le seconde case degli abitanti della Città. Le case dove la gente si trasferisce d’estate per fare la villeggiatura.

A suo tempo vennero costruite secondo le regole del far west. Oggi chi vuole fare lo spiritoso la chiama edilizia creativa, sebbene l’espressione stia poco a poco perdendo la sua connotazione sarcastica, e presto edilizia creativa diventerà uno stile a se stante. I muri non sono intonacati perché poi ci sarà tempo di intonacarli. I tondini di ferro spuntano dal tetto perché non è detto che un domani non si riesca a realizzare un altro piano per la figlia che si sposa. Le case si lasciano incompiute nelle parti esterne per diversi motivi; alcuni pratici e altri, per così dire, etici. Intanto si aspetta sempre una sanatoria che consenta di rendere l’abitazione ineccepibile anche all’occhio fiscale dello Stato. E poi c’è il fatto che l’interno è una cosa e l’esterno un’altra. Nell’Isola quel che avviene un passo oltre la soglia di casa è considerato superfluo, se non addirittura volgare. Per rendersene conto basta visitare un condominio. Un condominio qualsiasi, dove abita anche gente ricca. Se ti capita, facci caso: dopo le sei del pomeriggio ogni appartamento avrà un sacchetto di spazzatura poggiato per terra appena fuori dall’uscio. Nelle ore precedenti il sacchetto si è andato riempiendo, fino a quando la brava madre di famiglia si è incaricata di farne una confezione da relegare fuori dalla sacra cerchia delle mura di casa. Appena possibile la spazzatura va messa a carico della comunità, fosse anche solo quella comunità solidale che è il pianerottolo di un condominio. Una volta chiuso e annodato, il sacchetto non riguarda più gli abitanti della casa. L’immondizia appartiene alla sfera pubblica. La casa deve rimanere inviolabile dalle sporcizie del mondo. Perciò c’è da scommettere che l’arredamento interno delle case sul litorale di Cinisi è curatissimo, in pieno contrasto con l’aspetto esterno. Dell’aspetto esterno i proprietari se ne fregano, non è particolare che li riguardi. La facciata esterna è spazzatura, e come tale riguarda lo Stato.

Ma c’è pure un altro motivo per cui queste case sono tanto sciatte a vedersi. Gli abitanti della Città nutrono un’avversione scaramantica per ogni forma di compiutezza. Se inaugurano un teatro, lo fanno sempre in assenza di qualche requisito essenziale per il pieno funzionamento. Se si costruisce una diga saranno le canalizzazioni a restare incompiute. Al completamento si penserà poi, se e quando sarà possibile. Dietro questa sistematica inconcludenza è possibile rintracciare un profilo ancestrale di superstizione. Sembra quasi che gli abitanti della Città inconsciamente avvertano che nella piena compiutezza è inscritta un’infelicità latente. Sopravvive l’antica credenza che l’appagamento possa attrarre il malocchio degli invidiosi, ma non è solo questo. Il vero timore riguarda lo sconforto che deriva dal non avere qualcosa che pensavi di avere una volta che finalmente hai avuto tutto quello che desideravi avere. C’è sempre qualcosa che sfugge alle maglie anche strette della rete che ci siamo fabbricati con le nostre mani. Allora tanto vale lasciare che le cose vengano come vengono. Forse è addirittura un retaggio arabo. Nella perfezione della tessitura dei loro tappeti gli antichi maestri persiani introducevano sempre un piccolissimo errore. Lo facevano apposta per non sfidare Dio sul terreno che è solo di Sua competenza. Quello della perfezione, appunto. Ma qui, nelle case davanti al mare di Carini, si è decisamente esagerato con questa forma di devozione […].

*Roberto Alajmo, Palermo è una cipolla, Editori Laterza, pagg. 125 - Euro 9,00

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Crescete e prostituitevi!

Luglio 3rd, 2005 Pietro B. Posted in letture No Comments »

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe[…]. Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano […] Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede. […] Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia
Pier Paolo Pasolini

Ci sono momenti, periodi, stagioni in cui hai l’impressione che il precipizio sia quasi inevitabile, per te, per i tuoi figli, per il tuo Paese. In nome di quel “quasi” devi almeno tentare di urlare il più forte possibile, raccordando le urla con quello che fai quotidianamente, a qualunque livello. Magari “senza perdere la tenerezza”
Oliviero Beha

Dal Prologo:

Una macchina che a grande velocità e guidata a fatica rischia di travolgre una madre che spinge in mezzo alla strada una carrozzina: questo è il mio incubo ricorrente mentre leggo di superbe riflessioni sul “sogno americano” in fase critica e sul “sogno europeo” che invece. secondo un famoso sociologo, ma americano, Jeremy Rifkin, ne starebbe prendendo il posto.[…]E a dir meglio, non è neppure un incubo, è un maldestro e dolorante sogno a occhi aperti: ci stanno rubando il futuro, sul pianete e qui in Italia. E non conta che prima o poi, se non è già accaduto, madre e carrozzina vengano investite. E non conta che poi, nel grottesco dilagante, magari si appuri - con l’ausilio dell polizia scientifica, naturalmente - che nella carrozzina non c’era più, e da un pezzo il bambino bensì la spesa fatta all’ipermercato, trionfo delle multinazionali.
Quello che conta, o dovrebbe contare siamo noi, io che scrivo malmostoso e velleitario, voi che leggete e che avete forse perso il guisto di farlo, rassegnati al fatto che l’automobile, cioè noi, investa mamma e carrozzina, cioè sempre noi. Ed è questo “noi” così arduo oramai da declinare anche solo nel suono, al noi soprattutto culturale e poi politico, economico, antropologico e quindi perfino calcistico, vist la calcistizzazione ossessiva del paese, che rivolgo questa “cosa” qui: uno sfogo, un pamphlet, un monologo, un urlo strozzato solo “un po’ di febbre”, la testimonianza pubblica di un malessere profondo che forse non è soltanto mio, e l’abbozzo naturalmente idealistico di una via d’uscita, dal profondo di quel “noi” dirimpetto a un Paese sempre più querulo, sempre più afasico.

Oliviero Beha, CRESCETE & PROSTITUITEVI - In una Repubblica fondata sul denaro, l’Italia di Berlusconi e di una Sinistra in riparazione manda ai giovani un pessino messaggio -, BUR FuturoPassato, pagg.160, euro 8.20.

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Bollito misto con mostarda

Giugno 19th, 2005 Pietro B. Posted in letture No Comments »

La questione è semplice:la guerra contro l’Iraq, la nazione contro cui tuttora l’Italia non sa di essere in guerra, era basata su bugie. Bush dopo una serie di conversazioni col suo cane, un giorno decise di trascinare il mondo nel baratro.Prima ha invaso l’Iraq dicendo che l’Iraq aveva armi di distruzione di massa, una frase retorica che significava “l’Iraq è una nazione indifesa che galleggia sul greggio”;*

* Saddam non usò armi di distruzione di massa neppure quando gli USA lo attacarono dodici anni fa, ma gli americani volevano fermarlo prima che non le usasse di nuovo.

Poi che Saddam Hussein era coinvolto nell’attentato dell’11 Settembre (a tutt’oggi, l’unico legame provao fra Saddam e bin Laden è che entrambi erano in affari con Dick Cheney);*

*- Saddam aveva legami con Lex Luthor e col Pinguino, - sostiene adesso la Cia.

quindi i suoi collaboratori hanno nascosto le bugie usando una campagna planetaria fatta di distorsioni, esagerazioni e false informazioni (Bush: - False informazioni? Quali farse informazioni? L’iraq è PIENO di petrolio! -)

[dal Capitolo 4 del Bollito misto con Mostarda di Daniele Luttazzi, Ed. Feltrinelli, pagg. 370, euro 12]

Clicca e ascolta!
Luttazzi parla del suo libro

Nel sito della Feltrinelli c’è anche un video con Daniele Luttazzi.

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Intoccabili

Maggio 15th, 2005 Pietro B. Posted in letture No Comments »

Insulti, il catalogo è questo
Nei sei anni e mezzo trascorsi alla guida della Procura di Palermo, Caselli ha collezionato con i suoi uomini una discreta serie di tentativi di attentato (da un lanciamissili puntato contro di lui a una falsa ambulanza imbottita di tritolo che doveva penetrare nei sotterranei del Palazzo di Giustizia, al progetto di piazzare un’autobomba nella strada che passa sotto l’incrocio antistante il tribunale dove ogni mattina transitano le auto blu dei magistrati). E, in parallelo, una gragnuola di calunnie e diffamazioni che l’hanno costretto a sporgere decine di denunce penali e a intentare cause civili per risarcimento danni. L’ex procuratore conserva un catalogo aggiornato degli insulti più pittoreschi.

Breve antologia:
Assassini, terroristi, farabutti, brigatisti, faziosi, sadici, torturatori, perversi da manuale, venduti, menti distorte, falsificatori di carte, folli, predicatori di mostruosità, bugiardi, frodatori processuali, spregiatori di norme (costituzionali e ordinarie), criminali vestiti da giudici, mafiosi, dissennati, macigni sulla strada della democrazia, omuncoli bisognosi di una perizia psichiatrica, cupola mafiosa, corruttori della dignità dei siciliani, foraggiatori di pentiti destinati ad alimentare il pozzo nero dell’antimafia postfalconiana, malati di mente, antropologicamente diversi dal resto della razza umana…

Il settimanale berlusconiano «Panorama» ospita le diffamazioni di Lino Jannuzzi, Giuliano Ferrara, Andrea Marcenaro e altri. Marcenaro riesce in un’impresa che pareva impossibile: insultare in blocco, in un solo articolo, ben 13 magistrati della Procura di Palermo, alcuni colpiti anche nei loro affetti familiari. Molti di questi insulti non sono una novità: erano stati indirizzati, tali e testuali, anche contro Falcone e Borsellino. Anche Falcone e Borsellino erano accusati di essere succubi dei pentiti, di nutrire ambizioni di carriera, di piegare la giustizia a fini politici, di costituire un centro di potere e addirittura (Jannuzzi dixit) una «cupola mafiosa». Poi, una volta morti ammazzati, divennero santi. E i loro cadaveri cominciarono a essere scagliati contro i loro successori, rimasti colpevolmente vivi (…).

Saverio Lodato, Marco Travaglio - INTOCCABILI - BUR FuturoPassato - pagg. 470 - Euro 10

Qualche link per saperne di più:
- Bur
- Dai Girotondi
- Articolo21
- Osservatorio Sulla Legalità

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