Il paese senza ricerca che uccide il suo futuro

Gennaio 25th, 2005 Pietro B. Posted in scienza Comments Off

di Umberto Veronesi
[da la Repubblica del 24/1/05]

E´ un momento cruciale nella storia dello sviluppo culturale e scientifico di questo Paese. Quelle che sono le tre grandi vie del Nuovo, la ricerca sulle telecomunicazioni, sull´informatica, sulle biotecnologie, procedono ad alta velocità, spinte dalla forza delle idee. Nel passato, materie prime e manodopera a basso costo potevano fare la differenza nello sviluppo economico di una nazione.

Oggi sono le idee, la passione delle nuove generazioni a spingersi sempre oltre, alla esplorazione di nuove frontiere, a distinguere un Paese dall´altro. E´ la ricerca, la capacità che un Paese ha di credere e spendere e investire sulle attività della mente, a creare diverse condizioni sociali e culturali di un popolo.

Ma la ricerca, in Italia, marcia faticosamente. I nostri migliori cervelli scelgono di andare a lavorare all´estero. Le strutture - indispensabili per un ricercatore - sono deficitarie. I soldi che si investono sono pochi. E questo crea un quadro sociale, oltre che politico-economico e, ovviamente, scientifico, che ci deve preoccupare.

Le nuove generazioni di scienziati, quelli più motivati e passionali, vengono mortificate; i risultati dei prodotti della mente, le idee, si fanno progressivamente più scarni. Da condizioni simili - è questo il grande rischio che voglio segnalare - non può che nascere un´Italia culturalmente arretrata, segnata dalla obsolescenza scientifica e tecnologica.

Un Paese zoppo, che nei prossimi anni si ritroverà accanto paesi che invece sono in grado di correre con gambe sempre più potenti ed efficienti.
Sono preoccupato, come scienziato e come italiano, di quanto ci potrebbe accadere se parlamento e governo non decidessero di affrontare questa situazione.

Occorrerebbe in realtà una “Grande Alleanza per la Ricerca”, ideare e costruire un progetto ad alto valore scientifico che cominci ad insegnare ai ragazzi delle scuole medie il primato del cervello e delle idee, la cultura della razionalità e della metodologia scientifica, il rifiuto della superstizione e della approssimazione.

Per poi creare una serie di istituti scientifici di ricerca dove i nostri migliori talenti possano dedicarsi al loro lavoro.
Bisognerebbe che ciascun ospedale italiano, così come avviene negli Stati Uniti, avesse un centro per la ricerca, in modo che ogni scoperta possa essere trasmessa al clinico di quell´ospedale, anche al clinico più tradizionalista che non si sposta dalla routine dell´intervento.

All´Istituto europeo di oncologia di Milano, ad esempio, è condizione di qualsiasi assunzione il fatto che la ricerca deve essere parte integrante del lavoro di ciascun professionista. Ogni settimana, alle sette e trenta del mattino, si tiene una conferenza - in lingua inglese - in cui si mette al corrente l´intero staff medico dell´Istituto dei progressi fatti da questa o quella ricerca.

C´è un modello che mi piace segnalare. In Gran Bretagna il governo finanzia la costruzione delle strutture e la messa a disposizione di macchinari, ma spetta al singolo ricercatore - con la qualità dei suoi studi e del suo lavoro - procurarsi i fondi necessari per portare avanti la sua ricerca. Il sistema dei grant, delle elargizioni private, di solito funziona benissimo. Si tratta in sostanza di una piattaforma a doppio binario: lo Stato finanzia le strutture, i privati portano avanti le idee e le ricerche.

Ma anche per avviare il meccanismo di questa strada mediana, occorre un “Grande Progetto”. E soprattutto occorre che la politica si convinca della bontà dell´investimento. E´ facile ottenere consenso quando si inaugura un´autostrada o un ospedale, un consenso che paga elettoralmente e in tempi brevi.

E´ difficile ottenere consenso quando si investono energie e denaro sulla ricerca, i cui risultati concreti arrivano a distanza di dieci-quindici anni (io ho pubblicato un paio di mesi fa una mia ricerca iniziata nel 1968…).
E´ difficile, certo, ma è ormai diventata una priorità per ogni nazione industrialmente avanzata se vuole evitare la marginalizzazione scientifica e, di conseguenza, anche economica.

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I detective in camice bianco

Maggio 4th, 2004 Pietro B. Posted in scienza Comments Off

di Ann Zeuner
[da il manifesto di oggi]

Hiv, virus dell’immunodeficienza acquisita, 40 milioni di persone infettate in tutto il mondo. Ebola, virus della febbre emorragica, 89 per cento di vittime fra i contagiati. Sars, virus della sindrome respiratoria grave, 8000 persone infettate e 770 uccise in poco pi

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Sul riscaldamento globale

Aprile 12th, 2004 Pietro B. Posted in scienza No Comments »

Sull’ultimo numero de Le scienze James Hansen direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA interviene con un interessante articolo dal titolo “Riscaldamento globale: una bomba da disinnescare“.

Riportiamo la sintesi che lo stesso autore né fa.

- Le conoscenze più precise di cui disponiamo sulla sensibilità del clima si basano su dati storici, i quali rivelano come forze anche piccole, ma che agiscono per tempi sufficientemente lunghi, possono causare grandi variazioni climatiche.
- Oggi le conseguenze dell’attività umana, come i gas serra, stanno avendo il sopravvento sui fattori naturali, e il pianeta ha iniziato a riscaldarsi a un ritmo predetto dai modelli climatici.
- La stabilità delle grandi coltri glaciali della Groenlandia e dell’Antartide e la salvaguardia delle linee di costa segnano il limite inferiore del riscaldamento globale, superato il quale saremo di fronte a un’«interferenza antropogenica pericolosa» con il clima.
- Per fermare il riscaldamento globale serve una cooperazione internazionale urgente e senza precedenti, ma gli interventi necessari sono fattibili e porteranno anche altri benefici per la salute umana, l’agricoltura e l’ambiente.© 1999 - 2003 Le Scienze S.p.A.

Negli Speciali gli approfondimenti.

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Per intelligente completezza!

Aprile 4th, 2004 Pietro B. Posted in scienza Comments Off

Nel post “Le sette facce dell’intelligenza” si parlava di sette tipi di intelligenza che per brevità non ho descritto nei particolari. Però mi è sato fatto notare che non tuti possono sapere cosa si intenda per cinestesica o intrapersonale. Passo allora a descrivere per sommi capi i sette tipi di intelligenza secondo Howard Gardner.

- linguistica, cioè la capacità di usare efficacemente le parole sia oralmente che per iscritto;
- logico/matematica, cioè la capacità di usare i numeri in maniera efficace e di ragionare logicamente;
- spaziale, cioè la capacità di percepire accuratamente il mondo visivo/spaziale operando di conseguenza;
- cinestesica, ciè la capacità di apprendere ed eseguire movimenti con il corpo;
- musicale, cioè la capacità di percepire, distinguere, trasformare ed esprimere forme musicali;
- interpersonale, cioè la capacità di perepire e interpretare sentimenti e motivazioni altrui;
- intrapersonale, cioè la coscienza dei propri stati d’animo più profondi e la capacità di agire di conseguenza.

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Le sette facce dell’intelligenza

Aprile 3rd, 2004 Pietro B. Posted in scienza Comments Off

Sembra che gli studiosi non abbiano raggiunto un comune accordo su che cosa sia esattamente l’intelligenza. Un certo Howard Gardner, della Harvard University, sostiene che le intelligenze potrebbero essere almeno sette.

E precisamente: linguistica,logico/matematica, spaziale, cinestesica, musicale, interpersonale, intrapersonale.

Recentemente Gardner ne ha aggiunte altre due: l’intelligenza naturalistica e quella esistenziale.

Io, umilmente, mi sentirei di aggiungerne una decima: l’intelligenza affaristica. Per avere questo tipo di intelligenza basta aver presente le parole di Bertold Brecht “L’intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto“.

Ma lì è solo una questione di fortune e scese in campo…

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Mai più blackout

Agosto 22nd, 2003 Pietro B. Posted in scienza No Comments »

di Jeremy Rifkin*

[da L’espresso - n°35/2003]

Le regioni nord-orientali e centro-occidentali degli Stati UnitiIl sono state colpite da massiccio blackout. Il Grande Buio ci ha ricordato che la griglia elettrica è il sistema nervoso centrale che coordina un´esistenza urbana densamente popolata. La scorsa settimana milioni di americani hanno avuto un assaggio di come sarebbe la vita senza l´energia elettrica.

Ma qual è la probabilità che la corrente elettrica possa andarsene, non solo per un breve momento, ma per periodi di tempo più lunghi? Sfortunatamente, la griglia elettrica americana è sempre più vulnerabile e suscettibile ai guasti, a causa della carenza di energia e del terrorismo.

Il problema della griglia elettrica attualmente esistente negli Usa e in altri paesi è che ogni parte del sistema è così dipendente dal resto che quando avviene un singolo guasto in qualunque parte del rete, il risultato può essere una serie di guasti a catena in grado di provocare ovunque un´interruzione di corrente. Per prevenire un blackout elettrico del tipo di quello avvenuto questa settimana negli Stati Uniti, sarebbe necessario creare una griglia decentralizzata, distribuita sul territorio e alimentata da milioni di celle di combustibile a idrogeno.

C´è un´importante lezione da imparare che risale ai primi sviluppi della rete di comunicazione mondiale decentralizzata del web (decentralized world wide communication web). Alla fine degli anni ´60 il Pentagono creò il precursore di Internet. Il Dipartimento della Difesa era preoccupato dei blackout elettrici e della potenziale vulnerabilità all´attacco e ad altre forme di interruzione, delle operazioni di comunicazione controllate a livello centrale.

Ciò che si andava cercando era un nuovo tipo di mezzo di comunicazione decentralizzato, le cui parti fossero in grado di fornire informazioni ed inviarle da una parte all´altra in modo che tutto potesse continuare a funzionare anche qualora parte del sistema fosse stato interrotto o distrutto. La soluzione arrivò con Arpanet, una rete sviluppata appunto dall´Arpa, l´agenzia di ricerca del Dipartimento della difesa (Advanced Research Projects Agency). In seguito a una serie di trasformazioni Arpanet è poi diventato Internet. Oggi un miliardo di persone sono collegate fra loro tramite Internet ed il World wide web. Ciascuna persona, armata del proprio computer, diventa un potenziale produttore, divulgatore e fruitore di informazione.

Le celle di combustibile alimentate ad idrogeno sono simili ai personal computer. Mi spiego: la cella di combustibile permette al suo fruitore di produrre, diffondere e utilizzare energia. I convertitori sono attaccati ai tubi del gas o ai fili dell´elettricità di casa, dell´ufficio o della fabbrica in questione. Nel caso di gas naturale, un convertitore catalitico ´estrae´ l´idrogeno attraverso un procedimento che sfrutta il vapore e lo immagazzina in una cella combustibile che lo rende utilizzabile successivamente. In alternativa si può collegare un elettrolizzatore ai fili elettrici così da utilizzare la corrente per separare l´idrogeno dall´acqua.

In questo modo coloro che utilizzano l´energia per ultimi possono immagazzinarla sotto forma di idrogeno e utilizzarla per generare elettricità nelle celle combustibili qualora dovesse verificarsi un blackout o un´interruzione di corrente. Le celle combustibili a idrogeno verranno utilizzate inizialmente come generatori di appoggio per attenuare il carico di corrente elettrica durante i periodi di maggiore utilizzo o nel caso di blackout.

Nel corso dei prossimi trent´anni, milioni di persone acquisteranno centrali elettriche proprie. Le celle di combustibile installate nelle automobili, nelle abitazioni, nelle fabbriche, e negli uffici, saranno tutte capaci di produrre elettricità per uso personale e saranno in grado di far tornare alla griglia il surplus di energia elettrica per poterlo condividere con gli altri. Ma il collegamento di tutte quelle celle di combustibile - mini centrali elettriche - richiederà la totale riconfigurazione della griglia elettrica di ogni Paese.

Per molti versi l´attuale griglia elettrica assomiglia allo stato in cui versava l´industria radiotelevisiva prima dell´avvento del World wide web. Gli odierni sistemi di trasmissione non sono in grado di indirizzare date quantità di energia verso parti specifiche della griglia. Il risultato è quindi che l´energia si riversa ovunque, causando spesso congestioni, perdite di energia e blackout. Trasformare la griglia energetica in un network interattivo di migliaia e poi milioni di piccoli fornitori e fruitori è un compito impegnativo. Una nuova tecnologia sviluppata dall´Epri (Electric Power Research Institute) e conosciuta col nome di Facts (flexible alternative current transmission system, ovvero sistema di trasmissione flessibile e alternativo di corrente), dà la possibilità alle società di fornitura di energia elettrica “di distribuire a specifiche aree della griglia misurate quantità di corrente elettrica”. L´Aep (American Electric Power) ha acquistato il primo sistema Facts nel 1998 per le sue operazioni in Kentucky: attualmente sono nove le società di fornitura di energia elettrica che utilizzano questo sistema.

L´integrazione dei più avanzati hardware e software può trasformare la griglia centralizzata in un network di energia totalmente interattivo e intelligente. Sensori e altri congegni intelligenti inclusi nel sistema possono fornire le più recenti e aggiornate informazioni sulle condizioni energetiche, permettendo alla corrente elettrica di dirigersi esattamente dove e quando ce n´è bisogno, e a costi contenuti. La Sage Systems, ad esempio, ha creato un programma software che permette alle società che forniscono energia elettrica di “disfarsi del carico immediatamente”, nel momento in cui il sistema raggiunge il limite. Il software prevede che “con un solo comando su Internet i termostati di alcune migliaia di clienti vengono abbassati di 2 gradi”. Un altro nuovo prodotto, Aladyn, permette agli utenti di monitorare ed effettuare modifiche dell´energia utilizzata dagli elettrodomestici, dalle luci e dall´aria condizionata, il tutto attraverso un browser web.

In un futuro prossimo, i sensori attaccati a ogni elettrodomestico o macchinario alimentato da elettricità (frigoriferi, condizionatori d´aria, lavatrici, allarmi di sicurezza) forniranno aggiornate informazioni sui prezzi dell´energia, sulla temperatura, sulla luce e su altre condizioni ambientali: così che fabbriche, uffici, abitazioni, quartieri ed intere comunità possano continuamente ed automaticamente adattare le esigenze di energia ai propri bisogni e al carico di energia che si riversa nel sistema. L´arrivo di milioni di mini centrali elettriche con celle combustibili alimentate a idrogeno, ed un sistema di intelligence distribuito sul territorio, cambieranno per sempre il problema del rapprto tra domanda e offerta di energia. Per la prima volta, esiste la possibilità di rimpiazzare l´approccio energetico tradizionale dall´alto verso il basso con uno nuovo dal basso verso l´alto. È una democratizzazione dell´energia in cui tutti possono essere sia venditori che consumatori.

Le conseguenze che scaturirebbero dal connettere ciascun proprietario di micro-centrale elettrica a cella combustibile con ogni altro proprietario all´interno di un network di condivisione energetica, sarebbero profonde e a lungo termine come è stato lo sviluppo del World wide web negli anni ´90. Altro elemento importante, la produzione di energia elettrica da parte di ognuno di noi e la sua condivisione all´interno della griglia elettrica interattiva decentralizzata, trasformerebbe il tipo di blackout energetico che ha appena interessato l´America in una cosa che appartiene al passato.

* autore di ´Economia all´Idrogeno: La creazione della Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla Terra´ Mondadori, 2002

traduzione di Rosalba Fruscalzo

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